Avrete senz’altro già sentito parlare di citizen journalism. E’ una forma di giornalismo partecipativo nella quale tutti i cittadini possono contribuire a trovare notizie e a pubblicarle, grazie al web. Questo allarga la cerchia dei reporter potenzialmente a tutti gli utenti di internet con risultati spesso molto interessanti. E se il contributo di molti può aiutare a comporre un quadro più preciso della realtà in cui viviamo, perché non utilizzarlo anche per scopi scientifici?
Ci crede la National Science Foundation americana che ha appena finanziato con 65.000 dollari un progetto del Virginia Tech College of Engeneering che mira proprio a reclutare “citizen scientists”, cittadini scienziati, per collaborare nel compito di raccogliere dati sulle catastrofi ambientali, come per esempio la marea nera nel Golfo del Messico.
Per rendersi utili non servono complicate strumentazioni scientifiche. Basta la tecnologia di un oggetto che già portiamo con noi tutti i giorni: il telefono cellulare, meglio se smartphone. I singoli cittadini potrebbero fare fotografie nelle zone colpite da una disastro ambientale e inviarle a un centro di raccolta. Una volta che queste prove siano riunite in un’unica fonte consultabile dagli scienziati o dalle persone che devono prestare soccorso, sarebbe più facile per loro “setacciare” i dati e capire qual è il modo migliore per intervenire.
I dati raccolti da cellulari di ultima generazione, dotati di sensori, come quello che per misurare la temperatura, potrebbero fornire ulteriori indicazioni utili. “Le persone possono registrare gli impatti ecologici che vedono tutti i giorni e inviare questi dati perché gli scienziati possano utilizzarli”, spiega Jules White, che sta cercando di creare un sistema di raccolta per questa mole di dati potenzialmente enorme in arrivo dai semplici cittadini.
E la marea nera del Golfo del Messico è solo uno degli esempi di situazione in cui l’aiuto dei cittadini scienziati potrebbe essere prezioso. In caso di alluvioni e terremoti, per esempio, le immagini scattate dalle persone nelle zone colpite potrebbero essere cruciali per guidare i soccorritori nelle aree dove è più urgente il loro intervento.
Un esempio pratico delle poteznailità dell’uso degli smartphone per ricavare dati di rilevanza sicentifica è dato da Visibility, applicazione per smarphone Android, che fornisce all’utente che l’ha installata informazioni sulla qualità dell’aria del luogo in cui si trova tramite l’invio di una fotografia del cielo.
Ogni immagine porta con sé delle tag, etichette che segnalano il luogo, l’ora e l’orientamento della foto (utilizzando i dati forniti da orologio e Gps). Tutte le informazioni sono inviate a un server dell’Università della Southern California, che ha messo a punto l’applicazione. Il cervellone dell’Università fa le sue stime, confrontando la luminosità del cielo come si vede nella foto con quella di un modello standard, e poi dà all’utente il responso.
Visibility ha perciò una doppia utilità. Dice in breve tempo all’utente se l’aria che sta respirando è buona e contemporaneamente consente agli scienziati di raccogliere dati sulla qualità dell’aria in moltissimi luoghi e tempi diversi.
- Sabato 9 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 11 Ottobre 2010 alle 0:59 Non c’è innovazione sociale senza un discorso critico sull’informazione | Puntopanto, bloggers she wrote ha scritto:
[...] “citizen scientists“ faranno inorridire i più, eppure grandi istituti di ricerca americani come la NSF [...]
Il 11 Ottobre 2010 alle 9:54 pligg.com ha scritto:
Tutti scienziati: basta uno smartphone - Hitech e Scienza - Panorama.it…
L’articolo spiega come i cittadini possono concorrere alla raccolta di dati, sia in caso di catastrofi naturali, sia per misurare parametri come la qualita’ dell’aria….
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