- Tags: calorie, consumatori, etichette, nutrizione, salute
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Non è obbligatoria per legge, ma l’etichetta nutrizionale, che fornisce indicazioni preziose sulla composizione dei cibi, è sempre più presente sui prodotti alimentari d’Europa. Ma le informazioni che fornisce sono chiare? Attirano l’occhio del consumatore? E in definitiva sono in grado di aiutarlo a fare scelte consapevoli?
Flabel è un progetto europeo che ha lo scopo di capire come la presenza di etichette nutrizionali sui prodotti influenzi le scelte alimentari dei consumatori. Alla fine dello studio i ricercatori sperano di poter rispondere alla domanda: quali sono le etichette che funzionano meglio?
Sono appena stati pubblicati sulla rivista European Journal of Clinical nutrition, i risultati della prima fase del progetto, ovvero la valutazione della presenza delle etichette nutrizionali sui prodotti alimentari venduti nei 27 paesi dell’Unione Europea più la Turchia. Sono cinque le categorie di prodotti esaminate: biscotti, cereali per la prima colazione, yogurt, pasti pronti, bibite gassate. I ricercatori hanno visitato più di 50 negozi ed esaminato oltre 35 mila prodotti venduti in Europa.
Il primo dato interessante è che nella maggior parte dei casi l’informazione, quando è presente, si trova sul retro della confezione. Il paese migliore è risultato l’Irlanda, dove l’informazione è presente nel 97 per cento dei prodotti presi in esame, mentre il peggiore è la Slovenia ferma al 70 per cento. La media europea è dell’85 per cento, e l’Italia si colloca appena al di sotto di questa media.
Per quanto riguarda la presenza di informazioni nutrizionali sulla parte frontale della confezione, più visibile e quindi si suppone di maggiore impatto per “pilotare” la scelta del prodotto, la media europea scende drasticamente al 48 per cento. Al top si trova la Gran Bretagna, con l’82 per cento, mentre in fondo alla classifica c’è la Turchia, con il 24 per cento. L’Italia si colloca nettamente sotto la media: le informazioni nutrizionali sono presenti sulla parte frontale della confezione solo nel 38 per cento dei prodotti esaminati.
Le informazioni stampate sul retro della scatola sono quasi sempre in forma di tabella, dove sono riportati i dati più significativi cioè calorie, carboidrati, grassi e proteine, più eventualmente grassi saturi, zuccheri, fibre e sodio. Quando si trovano sulla parte frontale della scatola, però, le informazioni nutrizionali non hanno quasi questa forma chiara e dettagliata (solo nel 3 per cento dei casi). Spesso vi si trovano invece dei claim, cioè affermazioni del produttore su caratteristiche nutrizionali del prodotto.
Quindi guardando la scatola sullo scaffale del supermercato, tutt’al più ci capiterà di leggere la scritta “light“, oppure “a basso contenuto di sodio“, ma difficilmente potremo farci un’idea più precisa del valore nutrizionale del prodotto se non lo ispezioniamo per bene, alla ricerca del tabellino dettagliato.
La buona notizia è che quasi tutti i prodotti destinati ai bambini contengono informazioni nutrizionali, ma come vengano date queste informazioni e dove, e se attirino o meno l’occhio dei genitori, è ancora da chiarire. In generale i prodotti più virtuosi, cioè quelli che più spesso riportano informazioni nutrizionali, sono i cereali per la prima colazione.
La ricerca parte da qui, una volta fotografato l’esistente resta da capire che impatto hanno le etichette sui consumatori, quali informazioni vengono lette più spesso e qual è la forma migliore con cui presentarle per attirare l’attenzione. I risultati preliminari dicono che il layout dell’etichetta e la sua posizione nella confezione giocano un ruolo primario: è soprendentemente basso il numero di persone che cerca le informazioni nutrizionali sul retro della confezione, la stragrande maggioranza si aspetta di trovarle sul davanti, dove però spesso sono assenti.
Ma a fare la differenza è anche, e forse soprattutto, il tipo di prodotto. Può sembrare un paradosso ma yogurt e cereali, che godono di un’immagine salutista, sono gli alimenti nei quali maggiormente si cercano informazioni nutrizionali. Mentre per esempio i pasti pronti, solitamente ipercalorici e zeppi di sodio, si scelgono per il sapore senza badare troppo all’aspetto nutrizionale. Tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare per assicurarsi una dieta il più possibile bilanciata.
- Lunedì 18 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 18 Ottobre 2010 alle 21:27 ros77 ha scritto:
Quelle americane sono da bocciare completamente,
quelle europee stanno diventando molto sofisticate..MA sono molte volte sfalsate!
Il problema e’ sempre uno il controllo e poi la conoscenza… il consumatore per la maggior parte in italia e’ ignorante su queste cose.
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