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Cari mamma e papà, stasera mettete a nanna il vostro pargolo senza indugio: il sonno notturno è fondamentale per lo sviluppo del suo cervello e in particolare ha un effetto benefico sulle funzioni esecutive, quali l’abilità di controllare gli impulsi, di ricordare le cose e di mostrare flessibilità mentale. Insomma stimola le capacità organizzative della mente di vostro figlio.
Il fatto che il libro del pediatra spagnolo Eduard Estivill “Fate la nanna” sia un best seller internazionale fa capire quanto il problema del sonno dei bambini sia sentito dai genitori. In genere applicando il metodo suggerito dal libro molte mamme sono attanagliate dal senso di colpa e crollano a migliaia di fronte al pianto straziante del bebè che proprio non ne vuole sapere di imparare a dormire.
Non so se il metodo sia consigliabile, se ne discute molto anche su internet, ma di sicuro sarebbe importante ottenere il risultato che Estivill promette: far dormire il bambino nelle ore notturne. I pisolini durante il giorno, infatti, non possono sostituire una buona notte di sonno. Secondo i risultati di uno studio longitudinale condotto da ricercatori dell’Università di Montreal e dell’Università del Minnesota, e appena pubblicato sulla rivista Child Development, nei bambini tra un anno e un anno e mezzo le ore di sonno accumulate durante la notte sono preziose e insostituibili per lo sviluppo di alcune facoltà cerebrali cruciali.
Lo studio si è concentrato su 60 bambini di cui si sono registrate le abitudini di sonno, attraverso un diario compilato dai genitori, tra i 12 e i 18 mesi di vita. Successivamente, tra i 18 e i 26 mesi, i bimbi sono stati sottoposti a test per valutare lo sviluppo delle funzioni esecutive. I bambini che dormivano di più la notte, in proporzione al sonno totale nell’arco dell’intera giornata, sono quelli che hanno ottenuto i punteggi migliori nei test, e in particolare quando i compiti assegnati coinvolgevano il controllo degli impulsi.
L’associazione positiva tra il sonno notturno e queste specifiche abilità cognitive è risultata indipendente da fattori come il livello di istruzione e il reddito dei genitori e le abilità cognitive generali del bambino. Questi risultati si aggiungono a quelli di studi precedenti svolti su bambini in età scolare, nel suggerire che il sonno favorisca lo sviluppo di funzioni cognitive di ordine superiore, che coinvolgono la corteccia prefrontale.
Si sapeva che queste capacità organizzative della mente si sviluppano molto rapidamente nella prima infanzia, tra uno e sei anni, ma non era ancora chiaro perché alcuni bambini sono migliori di altri nell’acquisirle. Secondo Annie Bernier, una delle autrici della ricerca, forse è proprio una buona notte di sonno nell’infanzia a “mettere in moto una cascata di effetti neurali che ha implicazioni per le future abilità esecutive”.
- Martedì 16 Novembre 2010

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