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(Credits: Amazon)
A 15 anni dal debutto negli Stati Uniti, e a 12 da quello in Gran Bretagna, Amazon è sbarcato in Italia. Meglio tardi che mai, si dirà. A onor del vero, già prima di oggi i nostri connazionali potevano acquistare libri e altri generi di conforto dal più grande sito di commercio elettronico del mondo, ma lo facevano passando dagli altri avamposti europei. Da oggi, invece, è attivo Amazon.it, un dominio tutto in italiano dal quale è possibile fare shopping online su un catalogo che comprende oltre 2 milioni di libri italiani e stranieri, più di 450.000 cd, oltre 120.000 Dvd ma anche una vasta selezione di videogiochi, musica e prodotti di elettronica (il Kindle, però, non c’è ancora).
Fin qui le buone notizie. Quelle meno buone arrivano sul carrello, quando cioè si scopre che i prezzi degli articoli italiani sono mediamente più cari non solo di quelli americani (dall’iPhone in poi ci siamo ormai abituati al rapporto di conversione 1:1 fra euro e dollaro) ma anche di quelli del resto d’Europa. Una Canon Eos 7D, giusto per fare un esempio, viene attualmente venduta sull’Amazon italiano a 1435 euro, quando sul dominio inglese si trova a 1075 pound (poco più di 1270 euro) e in Francia a 1244,99 euro.
Non va meglio a chi va in cerca di uno smartphone di ultima generazione. Uno dei best seller della categoria, l’HTC Desire, viene venduto su Amazon.it a 464,25 euro, contro i 352.99 pound (poco più di 417 euro) dell’offerta inglese, e i 401,44 euro di quella francese.
Insomma, a conti fatti Amazon risulta meno competitivo di molti siti di e-commerce nostrani e – in molti casi – anche della grande distribuzione. Così anche l’iniziativa (apprezzabile) di scontare del 30% tutti i libri per festeggiare (e promuovere) il varo del servizio tricolore finisce per passare in secondo piano.
Ma a cosa si deve questa disparità di trattamento? Difficile credere che Amazon abbia voluto compensare le magagne del nostro apparato logistico (fino a ieri additato come l’ostacolo numero uno all’avvio delle attività italiane) caricando un extra sui consumatori. Più probabile pensare a un vizio di gioventù: Jeff Bezos e soci si sono limitati a costruire una piattaforma in italiano senza curarsi troppo del confronto con quello che già offre il nostro mercato. La mancanza di una vera e propria struttura italiana (Amazon.it è un sito italiano sono nel dominio giacché non esiste una sede effettiva sullo Stivale) probabilmente non agevola, ma forse ad Amazon serve più che altro il tempo materiale per ricalibrarsi su una nuova realtà locale.
Di certo, il servizio ha bisogno di correggere il tiro. Altrimenti, come ha già sottolineato qualcuno, Amazon rischia di diventare un’occasione sprecata.
- Martedì 23 Novembre 2010
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