Clima: il catastrofismo rende scettici

Un orso polare, simbolo dei cambiamenti climatici (Credit: Ansa/Archivio Greenpeace)

Un orso polare, simbolo dei cambiamenti climatici (Credit: Ansa/Archivio Greenpeace)

Presentare il problema del riscaldamento globale come una catastrofe, parlare della necessità di salvare il pianeta dall’armageddon climatica sono tutti modi per risvegliare la sonnolenta opinione pubblica e stimolarla a intraprendere azioni concrete per contrastare il global warming. Peccato che non funzionino, ma anzi ottengano l’effetto opposto: gli allarmi eccessivi sul clima generano scetticismo.

A sostenerlo è uno studio svolto da Robb Willer e Matthew Feinberg, due psicologi dell’Università di Berkeley, in California, e pubblicato sulla rivista Psycholigical Science. Nella loro ricerca (qui il file pdf) hanno sottoposto due gruppi di studenti provenienti da 30 città degli Stati Uniti ad articoli e immagini sui cambiamenti climatici di due differenti tipi: una serie di pezzi dal tono catastrofico e un’altra con sfumature più ottimiste, per esempio sulle possibili soluzioni del problema.

Willer e Feinberg hanno scoperto che le persone che avevano letto gli articoli del secondo tipo erano non soltanto più convinte dell’esistenza dei cambiamenti climatici, ma anche più intenzionate a impegnarsi personalmente per diminuire il proprio impatto.

“I nostri risultati estendono quelli di passate ricerche nel mostrare che gli appelli basati sulla paura, specialmente quando non abbinati a soluzioni chiare, possono ottenere l’effetto opposto a quello desiderato”, spiegano gli autori. Questo maggior scetticismo sarebbe attribuibile, secondo gli studiosi, al fatto che messaggi troppo cupi “minacciano il bisogno individuale di credere che il mondo sia giusto, ordinato, stabile”, una convinzione profondamente radicata in tante persone, di cui molti di noi non possono fare a meno.

Quando questa convinzione viene messa in pericolo, la reazione più comune è quella di porsi sulla difensiva e minimizzare la portata della minaccia, mettendo in discussione la veridicità dell’informazione. Insomma, quando la realtà è troppo brutta da guardare dritta in faccia, si sceglie di non crederci. E gli americani sarebbero più scettici di altri perché in loro il bisogno di credere nel migliore dei mondi possibili è ancora più radicato che da noi.

Il vertice sul clima di Cancun è alle porte e l’unica cosa certa è che i maggiori inquinatori cercheranno di rimandare o mitigare le decisioni più toste in fatto di abbattimento delle emissioni. Tutto il contrario di quello che sarebbe auspicabile. Ora più che mai, quindi, gli scienziati hanno bisogno di noi. Siamo noi cittadini, l’opinione pubblica, gli elettori, a dover essere convinti per poter a nostra volta convincere i nostri governanti della necessità e dell’urgenza di agire.

Ma se vorranno averci dalla loro parte, invece di “gonfiare” i dati, come è emerso dalle mail intercettate del famoso scandalo ribattezzato Climategate, dovranno fare proprio il contrario. Non stancarsi di ripeterci quali sono i rischi, ma senza mai dimenticare di citare le soluzioni.

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