- Tags: Aids, Hiv, prevenzione, salute
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Un sieropositivo su 4 ignora di avere il virus. E nel nostro paese i sieropositivi hanno raggiunto quota 150.000, a fronte di più di 22.000 casi di Aids conclamato. E’ calato negli anni il numero di persone che si ammalano, sono circa 4.000 in meno l’anno, e per effetto del miglioramento nell’efficacia delle cure, e quindi della sopravvivenza, ci sono oggi molti più sieropositivi viventi. Il principale veicolo di contagio sono i rapporti sessuali non protetti. Si celebra oggi la giornata mondiale dell’Aids e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità riferiti al 2010 tracciano questo quadro sulla diffusione della malattia in Italia.
I dati, per quanto indichino un miglioramento, restano allarmanti, perché parlano di un paese in cui si infetta una persona ogni due ore, e dove 6 persone su 10 scoprono di avere il virus solo quando la malattia è già conclamata. Il ministro della Salute Fazio ha sottolineato l’importanza del “test Hiv nella popolazione sessualmente attiva”. ”Le campagne d’informazione che tendono ad aumentare la percezione del rischio nella popolazione sessualmente attiva”, ha spiegato, sono “uno strumento che è diventato strategico nell’attuale fase dell’epidemia”. Il ministro ha anche fatto cenno al ruolo preventivo di rapporti “responsabili e collocati nel contesto di relazioni stabili“.
Secondo il presidente dell’Iss Garaci il fatto che si ammalino 4.000 persone in meno l’anno rispetto a 15 anni fa è “frutto della ricerca ma anche dell’accesso ai farmaci garantito dal nostro Servizio Sanitario Nazionale”. Non sono d’accordo gli attivisti dell’associazione ActionAid, secondo i quali le persone che possono avere i farmaci “sono solo un terzo di quante ne avrebbero urgentemente bisogno”.
L’associazione rileva poi che da due anni l’Italia è l’unico paese a non avere versato le proprie quote al Fondo Globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria, pari a circa 130 milioni di euro l’anno. E se è vero che “cinque milioni di persone sono state sottoposte al trattamento antiretrovirale, con una crescita di 12 volte negli ultimi 5 anni”, resta però “ancora elevata la distanza tra le risorse disponibili e quelle necessarie per combattere la pandemia”.
E’ incentrata sullo slogan: “Fate l’amore. E la guerra all’Aids”, la campagna dell’Arcigay, in aperta polemica con “coloro che intendono fare prevenzione richiamando alla castità o a precetti etico morali. E’ un errore: i programmi di educazione sessuale devono parlare esplicitamente degli strumenti per prevenire le infezioni“. E secondo il presidente di Arcigay Paolo Patané “i dati diffusi dal Ministero sulla pandemia sono ampiamente sottostimati e la narrazione del problema Hiv Aids è notevolmente al di sotto della realtà. Le politiche di prevenzione sono insufficienti e non è accettabile che su un tema come questo si possano fare tagli o proporre campagne informative antiquate, come quelle che stiamo vedendo in questi giorni”.
- Mercoledì 1 Dicembre 2010

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