La Bolivia non ci sta, ma a questo punto il dissenso di quest’unico paese è destinato a finire in una nota piè di pagina dell’accordo che invece tutti gli altri paesi intervenuti alla conferenza sul clima di Cancun, in Messico, trovano il miglior compromesso possibile. Questo comprende ossi duri come Giappone, Cina e Stati Uniti, che di fronte al testo messo a punto dalla delegazione messicana, che stabilisce la necessità di ulteriori riduzioni dei gas a effetto serra, senza però determinare come ottenerle, si dichiarano contenti.
Non ci sono veri numeri, ma l’accordo ha comunque una portata storica perché riavvicina due fronti che a Copenaghen erano sembrati lontanissimi: i paesi industrializzati, arricchitisi proprio bruciando allegramente combustibili fossili per i passati 200 anni, e paesi poveri e in via di sviluppo, che hanno adesso la loro chance di crescere e mal sopportano l’idea di doverla limitare.
Storicamente le riduzioni considerate dai politici sono sempre state molto inferiori a quelle reputate necessarie dagli scienziati. Il testo approvato a Cancun dopo una nottata di negoziati non fa eccezione, ma se non altro ricorda che i tagli richiesti ammontano al 25-40 per cento rispetto al 1990 entro il 2020. Un promemoria che servirà a Durban, in Sudafrica, il prossimo anno, quando alle comuni dichiarazioni d’intenti dovranno seguire cifre, date, impegni vincolanti.
Quello che è stato scongiurato, commentano gli osservatori, è lo stallo del dopo-Kyoto. Il testo parla molto chiaramente dei fondi che i paesi ricchi destineranno per quelli in via di sviluppo: un fondo di 100 miliardi di dollari l’anno, entro il 2020, per proteggere i paesi poveri dagli impatti del riscaldamento climatico. Se vi sembrano tanti, sappiate che i paesi in via di sviluppo proponevano a quelli ricchi di stanziare per questa causa l’1,5 per cento del loro Pil, ma la richiesta è rimasta lettera morta.
Il testo parla della necessità di mantenere l’aumento delle temperature sotto i 2 °C e prevede la costituzione di ulteriori fondi per la protezione delle foreste e la condivisione delle tecnologie verdi. Per Todd Stern, delegato Usa, “non è un testo perfetto, ma è sicuramente una buona base per andare avanti”; per l’inviato cinese Xie Zhenhua “ci sono lacune, ma esprimiamo la nostra soddisfazione”.
“Questa è una nuova era per la cooperazione internazionale sui cambiamenti climatici” ha dichiarato il ministro degli Esteri messicano Patricia Espinosa di fronte ai delegati chiudendo le due settimane di negoziati.
- Sabato 11 Dicembre 2010

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