
(Credits: Facebook)
Fra i tanti servizi rilasciati nel 2010 da Facebook vi segnalo l’arrivo di Tag Suggestions, la funzione che promette (più che permette) di riconoscere gli amici e di associarli a un tag in modo automatico ogni qual volta si carica una foto sul social network.
Preciso. Non si tratta di un’innovazione in senso stretto giacché altre realtà – vedi Google (Picasa), Apple (iPhoto) e Adobe (Elements) – ci hanno già mostrato come funzionano i sistemi di riconoscimento fotografico: un software confronta la singola foto con altre già categorizzate in modo da individuare le somiglianze nei tratti dei volti e quindi suggerire un tag automatico.
Si tratta però di una novità per il sito di Mark Zuckerberg, che finora si era limitato al tagging manuale delle foto, concedendo al più la possibilità di etichettare gruppi di immagini.
Qualunque sia il risultato di questo riconoscimento, mi sembra comunque una funzione piuttosto utile per gli utenti, considerato che ogni giorno su Facebook vengono affibbiati più di 100 milioni di tag. Ma forse lo è ancor di più per Facebook che, come abbiamo spesso sottolineato, ha tutto l’interesse a favorire le dinamiche di condivisione dei dati, in questo caso le relazioni fra il suo immenso archivio fotografico (il più grande del mondo) e i profili degli utenti.
Giusto, e la privacy (domanda di rito quando si ha a che fare con Facebook)? Il social network ci tiene a tranquillizzare gli utenti: entrando nelle impostazioni sarà possibile escludere il proprio nome da quelli che possono essere suggeriti.
Una misura che i più intransigenti giudicano però sufficiente. Graham Cluley, Senior Technology Consultant di Sophos (società che opera nella sicurezza informatica), punta il dito contro il metodo scelto da Facebook per lanciare la feature, che è ancora una volta quello dell’imposizione: anziché permettere agli utenti di escludersi da questa opzione, spiega in sostanza Cluley, Facebook farebbe meglio a chieder loro se prima ci vogliono entrare.
- Mercoledì 22 Dicembre 2010
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