- Tags: ambiente, inquinamento, mare, plastica, scienza, spazzatura
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Dal primo gennaio 2011 l’Italia ha detto addio ai sacchetti di plastica. Un’ottima notizia che rischia però di essere soltanto una goccia nel mare, dal momento che di plastica è comunque già colmo il Mediterraneo. Il Mare Nostrum e tutti i suoi abitanti non stanno affatto bene: si trovano ad affrontare un nemico subdolo che la fa da padrone nello specchio di mare su cui si affacciano la Francia e il Nord Italia. E gli studiosi deducono che l’intero Mediterraneo sia in realtà sotto scacco. E’ proprio la plastica, in forma di frammenti di cui durante la scorsa estate sono stati prelevati innumerevoli campioni dalla Spedizione Med, che ora rende noti i risultati della sua campagna scientifica.
Prelievi effettuati in 40 stazioni, tutte situate nell’area del nord ovest del Mediterraneo, hanno evidenziato una presenza di plastica più abbondante del previsto (e le previsioni non erano certo rosee). Nel 90 per cento delle stazioni visitate, si legge nel rapporto di Expédition MED, erano presenti nei primi 20 cm della superficie frammenti di plastica. In media il numero di detriti galleggianti era di 115.000 per chilometro quadrato, con una punta massima registrata di 892.000.
La prima conclusione che i ricercatori dell’Ifremer, Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare, e dell’Università di Liegi in Belgio, traggono è che il Mediterraneo è messo peggio dell’Oceano Atlantico e del Pacifico, dove alte concentrazioni di rifiuti danno luogo a quelli che sono spesso stati definiti come “conteninenti di spazzatura“. Il valore massimo di concentrazione di detriti misurato nel nostro mare, nella stazione dell’Isola d’Elba, è superiore alla media registrata nelle zone oceaniche più inquinate.
Fare delle estrapolazioni è sempre difficile, avvertono i ricercatori, perché nella spedizione del 2010 hanno potuto monitorare solo 40 stazioni in una zona ben delimitata del Mediterraneo. Nei prossimi tre anni contano di allargare progressivamente il raggio d’azione, prima alla Spagna e al Nord Africa, poi alle coste dell’Adriatico e alla Grecia, e infine, nel 2013, a Turchia, Siria, Libano, Israele, Egitto e Cipro.
In base ai campioni raccolti e analizzati, comunque, è almeno possibile dare l’idea dell’ordine di grandezza del problema. Nel Mediterraneo sarebbero presenti circa 250 miliardi di frammenti di plastica, pari a circa 500 tonnellate di spazzatura di materiale non biodegradabile. Siamo quindi intorno alla metà delle 1100 tonnellate di plastica che si calcola siano presenti nell’assai più vasta corrente a spirale atlantica (Atlantic Gyre), che ospita una delle isole oceaniche di spazzatura.
Quali sono i rischi? Siamo di fronte a un inquinamento massiccio ma quasi invisibile che mette in pericolo prima di tutto oltre 350 specie di animali marini, che spesso scambiano questi frammenti di plastica per cibo e ne restano intossicati e in molti casi uccisi. Come conseguenza la plastica può entrare a far parte della nostra catena alimentare.
Sono in corso all’Università di Genova le analisi del contenuto dello stomaco di una gran quantità di Mictofidi prelevati durante la Spedizione MED. Si tratta dei cosiddetti pesci lanterna, che vivono nelle profondità del mare e che tornano in superficie di notte per nutrirsi. Sono tra le prede preferite di tonni e delfini: comprendere se e quanto questi piccoli pesci si nutrano dei detriti di plastica presenti sulla superficie del mare contribuirà a far luce sul livello di rischio per altri pesci e cetacei, e anche per l’uomo.
- Lunedì 3 Gennaio 2011

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Il 3 Gennaio 2011 alle 15:35 Tweets that mention 500 tonnellate di plastica soffocano il Mediterraneo - Hitech e Scienza - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:
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