Bambini troppo hi-tech: se l’iPad batte la bici

Una quattrenne alle prese con l'iPad (Foto: Flickr)

Una quattrenne alle prese con l'iPad (Foto: Flickr)

Sono molti di più i bambini tra i due e i cinque anni che sanno fare un gioco al computer di quelli che sanno andare in bici, nuotare da soli o allacciarsi le scarpe senza aiuto. Lo dice un sondaggio internazionale svolto da AVG, società che si occupa di sicurezza informatica, che ha intervistato online 2200 mamme di dieci paesi, Italia compresa.

Quando ho letto i risultati di questo sondaggio mi sono subito domandata quanto valgo come genitore. Mio figlio ha sette anni suonati (il doppio di molti dei bambini oggetto dell’indagine), e nuota in modo assai incerto dopo un tragico anno di piscina. Quanto ad allacciarsi le scarpe, avendo ipoteticamente a disposizione un tempo infinito sarebbe in grado di farlo senza aiuti, ma questa resta un’ipotesi. In compenso è un asso a giocare a Angry Birds sull’iPad di papà e dà una caccia spietata al mio iPhone per battere il record a Cut the Rope.

“La tecnologia ha cambiato che che significa essere un genitore che cresce dei figli oggi”, è il commento vagamente tetragono del Ceo di AVG, J.R. Smith. Che visto il campo in cui la sua azienda opera si è subito affrettato ad aggiungere: “i genitori devono iniziare a educare i bambini a navigare nel mondo online in maniera sicura a un’età inferiore a quella che avrebbero pensato”.

L’indagine ha scoperto che le abilità tecnologiche dei bambini in età da scuola materna sono di gran lunga superiori a molte abilità “analogiche” (sic!). Il 58 per cento dei bambini sa svolgere un semplice gioco al computer, contro un 52 per cento che è in grado di andare in bicicletta. Sono di più i bambini tra i 2 e i 5 anni che giocano con uno smartphone (19 per cento del campione) rispetto a quelli che si sanno allacciare le scarpe (9 per cento) e c’è poca differenza tra i piccolissimi di due-tre anni e i più grandicelli di quattro o cinque.

E ancora: sono di più i bambini che sanno aprire un browser per navigare in internet (25 per cento) di quelli che sanno nuotare da soli (20 per cento). Non ci sono rilevanti differenze di sesso; maschi (58) e femmine (59) sanno fare giochi al computer e fare una chiamata con il cellulare (ancora una volta le femmine battono i maschi di strettissima misura: 29 a 28).

Ogni paese ha invece una sua specialità. I bambini italiani sono i più bravi col telefonino, il che non stupisce dato l’incondizionato amore per lo strumento da cui sono circondati nel nostro paese, e battono di netto i frugoletti americani (44 per cento contro 25 per cento). Gli inglesi sono i gamer più accaniti (Regno Unito batte Usa 70 a 61 per cento) e i francesi sono i più forti col mouse.

Le madri over 35 risultano le più attente nell’insegnare ai bimbi le abilità sfruttabili nel mondo reale. Il 40 per cento dei figli di mamme più attempate sanno per esempio scrivere il proprio nome, mentre sa farlo solo il 35 per cento dei bambini con mamme più giovani.

Questa esposizione così precoce alla tecnologia è forse la naturale conseguenza di un percorso che comincia a volte addirittura prima della nascita. In una precedente indagine che risale allo scorso ottobre, AVG aveva infatti appurato, intervistando con lo stesso metodo e negli stessi paesi le mamme di bambini sotto i 2 anni di età, che l’81 per cento dei piccolini aveva già un’impronta digitale. Grazie ai genitori, ovviamente, che “postano” foto del bebè sui social network fin dalla nascita e anche prima: il 23 per cento dei genitori intervistati ha dichiarato di aver condiviso online le immagini delle ecografie.

L’età media in cui questi infanti cominciano a lasciare traccia di sé su internet è sei mesi. E il 7 per cento dei bambini sotto i due anni ha addirittura un proprio indirizzo di posta elettronica, che non si capisce a cosa serva se non a metterli nella posizione di poter rinfacciare ai propri genitori, una volta diventati adolescenti, che sono stati proprio loro a spingerli nel grande mare di internet e che quindi non è il caso che si lamentino se passano tanto tempo online a chattare e scambiarsi foto, video e altro con gli amici.

Ma ecco la domanda da un milione di euro: questi nostri figli ipertecnologici sono in pericolo? E soprattutto, ma davvero ci si aspetta che un bambino a due anni si allacci le scarpe da solo? Lo chiedo ad Anna Oliverio Ferraris, Professore ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. “Non è detto che a quell’età un bambino sappia allacciarsi le scarpe, ma certo ci può provare”, mi risponde.

“In realtà ci sono tre compiti fondamentali che un bambino deve svolgere nei primi 5-6 anni di vita: imparare a muoversi, socializzare e imparare a parlare. Se lo avvicino troppo precocemente al mondo virtuale rischia di non avere completato questa crescita”. “Si tratta”, continua la psicologa, “di un periodo critico in cui la motricità è importantissima, dà sicurezza al bambino e gli dà soddisfazione risolvere piccoli problemi meccanici, rendersi autonomo“.

“Il bimbo ha una mente concreta e deve affrontare situazioni concrete, manipolare oggetti e muoversi nel mondo reale, che è più complesso di quello virtuale. Perciò”, conclude Oliverio Ferraris, “non bisogna lasciare che il virtuale interferisca troppo anche perché a questa età c’è anche il rischio di creare dipendenza“. I genitori degli adolescenti di domani sono avvertiti.

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