Investire nella green economy perché la Terra non diventi “irriconoscibile”

La Terra (Foto: Flickr)

La Terra (Foto: Flickr)

Il mondo nel 2050 rischia di essere un posto terribilmente inospitale, impoverito dal saccheggio delle risorse naturali reso necessario da un brusco aumento della popolazione, che renderà necessario produrre nei prossimi 40 anni tanto cibo quanto ne abbiamo prodotto negli ultimi 8.000.

E’ un mondo irriconoscibile quello descritto dagli esperti americani riuniti al meeting annuale dell’Associazione americana per l’avanzamento della scienza (AAAS). Un mondo che, se la tendenza attualmente in atto non si arresta, dovrà sfamare e alloggiare 9 miliardi di persone, contro i quasi 7 che lo popolano attualmente, con conseguenze pesantissime in termini di esaurimento delle risorse.

Più persone, più soldi, più consumi, ma il pianeta resta lo stesso“, ha commentato Jason Clay, rappresentante del WWF, che ha invitato scienziati e governi a cominciare ad apportare dei cambiamenti radicali al modo in cui il cibo viene prodotto e consumato.

Altri esperti hanno invece puntato il dito sulla necessità di investire in maniera seria e coordinata sul controllo delle nascite specialmente in quelle aree del mondo (i paesi meno sviluppati) dove è prevista la maggiore crescita demografica nei prossimi decenni.

E’ in questo quadro di risorse sempre più scarse a fronte di una popolazione in continuo aumento, che si fa sempre più pressante la necessità di un passaggio dell’intero pianeta a un’economia verde. Lo sostiene un rapporto compilato dagli esperti dell’Unep (Programma Onu per l’Ambiente) dal titolo “Verso un’economia verde: Percorsi di sviluppo sostenibile ed eradicazione della povertà”.

La green economy non fa male alla crescita. Semmai è vero il contrario, basta avere la pazienza di aspettare i risultati a medio termine, ovvero dopo il 2020. ”L’ambiente naturale deve essere gestito come una fonte di crescita, prosperità e benessere”, si legge nelle conclusioni del ponderoso rapporto di oltre 600 pagine.

Serve, da parte del settore privato, un investimento annuo pari al 2 per cento del Pil globale (intorno ai 1300 miliardi di dollari) da qui al 2050 per lanciare sul serio la nuova “green economy“, passando per la trasformazione verde di 10 aeree chiave.

Dall’agricoltura all’edilizia, dall’energia alla pesca alla gestione delle foreste, dall’industria al turismo, dai trasporti alla gestione di acqua e rifiuti: serve un cambiamento di mentalità che ci permetta di proteggere le risorse naturali, ormai scarse, a tutto vantaggio del benessere generale della popolazione.

Attualmente, spendiamo tra l’1 e il 2 per cento del Pil globale in una serie di sussidi destinati a settori come quelli di carburanti fossili, pesca e agricoltura non sostenibili. E’ necessario cominciare a ridistribuire le risorse in maniera più intelligente e soprattutto lungimirante.

Secondo gli autori del rapporto, il passaggio alla green economy, se sostenuto da politiche a livello nazionale e internazionale, non comporterebbe un impoverimento economico, ma al contrario la creazione di nuovi posti di lavoro, in sostituzione di quelli persi progressivamente con l’economia tradizionale. Ad esempio, investire circa l’1,25 per cento del Pil globale ogni anno nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, potrebbe tagliare la domanda di energia del 9 per cento nel 2020 e quasi del 40 per cento entro il 2050, aumentando contemporaneamente di un quinto i posti di lavoro nel settore energetico.

In alcuni campi (agricoltura, edilizia, trasporti) l’aumento di posti di lavoro si otterrebbe già a breve termine, in altri come la pesca, la necessità di rigenerare le riserve naturali metterebbe un freno alle attività causando una perdita di posti di lavoro a breve e medio termine, che però è un male minore rispetto al rischio della perdita totale dei posti del settore che sarebbe causata dall’esaurimento delle riserve ittiche.

Il passaggio a un’economia verde non è certo privo di ostacoli e ci costringe a ”ripensare e ridefinire i sistemi tradizionali per misurare la ricchezza, la prosperità e il benessere“, scrivono gli esperti Onu. Che concludono: “Comunque il rischio più grande di tutti potrebbe essere proprio quello di lasciare le cose come stanno“.

Il passaggio alla green economy produrrebbe una crescita maggiore del Pil e del Pil pro capite, contribuendo ad alleviare la povertà e riducendo di un terzo le emissioni di gas serra, un obiettivo fondamentale per evitare le disastrose conseguenze dei cambiamenti climatici.

Commenti

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Il 21 Febbraio 2011 alle 18:55 Tweets that mention Investire nella green economy perché la Terra non diventi “irriconoscibile” - Hitech e Scienza - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:

[...] This post was mentioned on Twitter by MediamondLiveNetwork, Riviste Italiane. Riviste Italiane said: Rivista: Investire nella green economy perché la Terra non diventi “irriconoscibile” http://ow.ly/1bqQcJ [...]

Il 22 Febbraio 2011 alle 22:56 pasalaam ha scritto:

Gentile signora Buonadonna,

Da molti decenni, siamo regolarmente minacciati da immani catastrofi planetarie inevitabilmente smentite (grazie a Dio) dai fatti. Nel frattempo ci hanno avvelenato l’esistenza, hanno ritardato il progresso e hanno riempito le tasche di qualche furbacchione.

Tanto per fare qualche esempio.

1965, allarme DDT ! Lo si trovava dappertutto, dall’Artico all’Antartico. Orrenda minaccia per tutte le specie viventi. Ecolo, OMS, WWF e tutti quanti suonano la grancassa del terrore.
Il DDT viene bandito.
2000, zitti zitti-piano piano, la Convenzione di Stoccolma toglie il veto
2006, Greenpeace, WWF, OMS e compagni ne raccomandano l’uso.
Risultato 50 milioni di morti accertati solo a causa della malaria.
Altro che Slobodan e Pinochet.
Se lo viene a sapere Carla Delponte vedi che processo.

1968, atroce scoperta. Il Pianeta é sovrappopolato. Cousteau dichiara, senza ridere che, la popolazione massima ecologicamente sopportabile dalla Terra, é di 750 milioni di persone ! Bontà sua non ha chiesto di sterminare gli altri seduta stante. WWF, ambientali e compagnia suonano il tamburo.
Manca poco che non ci taglino il pirillo.
2004, l’Europa scopre il deficit demografico, si instituiscono i premi di natalità !!!?

1969, é la volta di « El Ninho » (si legge el nigno), che doveva invertire rotta. Onduras, Guatemala, Nicaragua e vicini sarebbero stati devastati entro cinque anni, il resto del mondo in dieci . 1970, 71, 72, 73, 74, ………, niente.
2006, chi se ne ricorda ancora?

1972, trombe e tromboni annunciano la deforestazione, manco a dirlo, del Pianeta intero a cominciare dall’Europa. A causa delle micidiali piogge acide, i nostri figli avrebbero visto gli alberi in fotografie stampate su carta riciclata.
1980, tutti zitti, la superfice boschiva europea é aumentata del 50%.
2006, solo per l’Italia da 3,5 a 10 milioni di ettari di bosco! Guai a parlarne, meglio passare all’Amazonia.

1976, le emissioni di gas carbonico promettevano un glaciazione. Tutti sterminati e
congelati prima del 2005
1986, le emissioni di gas carbonico promettono un riscaldamento. Desertificazione ed
estinzione dell’umanità garantite per il 2012.
2006, la desertificazione é riportata al 2040 ! L’abbiamo scampata bella, di nuovo.

1978, il nucleare ci avrebbe salvati dalla dipendenza energetica, petrolio esaurito nel 2004!!

1986, il nucleare diventa il nemico numero uno dell’umanità, petrolio esaurito nel 2040!!!!!
2007, la commissione energia della Commissione Europea suggerisce il nucleare
Nel frattempo : 270.000 morti in catastrofi minerarie ed esplosioni di gasodotti. Cavoli loro !

2004, l’amianto della Clemenceau, terrorizza i mari del Globo
2006, che fine ha fatto ?

2005, la « grippe aviaire » arriva in Europa, un morto, panico totale.
2006, nessuno ci ha detto che é sparita, ma non se ne parla più.
2007 a 2011, si perde il conto delle minacce planetarie.

Nei tempi morti : il buco nell’ozono che và e viene, mucche pazze, vitelli agli ormoni, pesci al mercurio, alghe assassine, pecore e maiali, non si salva nessuno. Tremende epidemie vanno, vengono, spariscono inspiegabilmente. Un montone sviene e via, se ne ammazzano 300 mila. Tanto poi l’indennizzo lo paghiamo noi.

Meno male che per la scomparsa dei dinosauri abbiamo un alibi di ferro, altrimenti sai che mazzo.

Non é che qualcuno ci stà prendendo per il sedere ?

Cordiali saluti

Il 11 Marzo 2011 alle 20:52 blumage ha scritto:

concordo pienamente con con quanto citato dall’articolo. Ho letto un libro di una associazione no profit che si chiama PLEF che ha pubblicato un libro che si chiama appunto sostenibilità, green economy e ……. Che parla di un concetto del collasso che si basa su una ricerca del MIT e parla su come rilanciare l’economia nazionale basandosi più su fattori immateriali!

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