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Grassa, vecchia e pigra. Così hanno descritto l’Italia gli autori dell’ultimo rapporto Osservasalute, pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla Salute delle regioni italiane che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, giunto alla sua ottava edizione.
La salute degli italiani, per quanto ancora abbastanza buona, si sta gradualmente deteriorando a causa delle cattive abitudini che prendono sempre più piede, come la sedentarietà e il consumo eccessivo di alcol, specialmente tra i giovani, o che stentano a diminuire, come il fumo. Contribuisce al trend negativo anche il “deteriorarsi soprattutto nelle regioni in difficoltà economiche come quelle del Sud, di interventi adeguati per mancanza di investimenti nella prevenzione“.
Lo afferma Walter Ricciardi, coordinatore dell’Osservatorio e direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Che aggiunge a commento dei risultati: “In dieci anni di federalismo sanitario, con la sanità ormai trasferita interamente alle regioni, il problema è che quelle deboli corrono il rischio di essere travolte”.
Dal rapporto, frutto del lavoro di 203 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, statistici ed economisti, emerge che sono soprattutto le donne a non riuscire a condurre una vita all’insegna della salute, al punto che la loro aspettativa di vita ha smesso di crescere: negli ultimi cinque anni è aumentata di appena tre mesi, mentre nello stesso periodo quella degli uomini è cresciuta di sette mesi.
Il problema sarebbe da ricercare nell’emulazione delle cattive abitudini un tempo prerogativa maschile, come il consumo di alcol e il fumo. Sono aumentate le donne tra i 19 e i 64 anni i cui consumi di alcol sono considerati a rischio: erano l’1,6 per cento nel 2006, sono arrivate a sfiorare il 5 per cento nel 2008.
Per quel che riguarda il fumo le donne sono più restie a smettere e anche dopo l’entrata in vigore della legge che proibisce il fumo nei locali pubblici, tra gli uomini gli ex fumatori sono il 39 per cento e solo il 16 per cento tra le donne. Marca male anche sul fronte della prevenzione, a giudicare dal fatto che accede allo screeining mammografico gratuito solo il 62 per cento di chi ne avrebbe diritto.
Quanto all’attività sportiva, pietra angolare di uno stile di vita sano, anche in questo campo gli uomini sopravanzano le donne di varie lunghezze. Svolge regolarmente attività fisica il 38 per cento degli uomini ma solo il 24 per cento delle donne. Il dato resta comunque troppo basso per la popolazione generale e una delle conseguenze è l’aumento del sovrappeso.
In Italia circa 50.000 decessi l’anno vengono attribuiti all’obesità, più di un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso e circa una persona su dieci è obesa. In totale quindi, si legge nel rapporto, il 45,4 per cento della popolazione adulta è in eccesso ponderale, con una prevalenza maggiore nelle regioni meridionali. Diminuisce, anche se solo del 2 per cento, rispetto al rapporto precedente la quota di bambini considerati sovrappeso, che si assesta comunque intorno al 34 per cento e costituisce quindi un terzo del totale.
Anche le abitudini alimentari contribuiscono ad aumentare i fattori di rischio per molte malattie e a compromettere quindi la salute generale della popolazione. Solo meno del 6 per cento degli italiani consuma le cinque porzioni di frutta e verdura giornaliere raccomandate, con percentuali un po’ superiori nelle regioni dove è più diffusa l’abitudine di pranzare fuori casa (centrale quindi il ruolo delle mense aziendali). In generale consumiamo troppi grassi, zuccheri semplici e bevande alcoliche, pochi cereali. Anche se sul fronte del dessert riusciamo a contenerci, aumenta il consumo di snack salati e bevande gassate, non esattamente un toccasana per la salute.
Le cause di morte più frequenti sono quelle connesse alle malattie del sistema cardiocircolatorio (39 per cento di tutti i decessi). Ogni anno si stima siano 300.000 gli anni potenziali di vita perduta dalle persone di età non superiore ai 65 anni morte per malattie cardiovascolari. E il paese continua a invecchiare, con un 20 per cento di italiani che hanno più di 65 anni, fascia di età nella quale è maggiore l’incidenza di tutti i tipi di disturbi, inclusi i tumori.
I segnali di miglioramento su alcuni fattori di rischio ci sono, ammette il direttore di Osservasalute Ricciardi, ma non sono tali “da invertire il trend generale di un paese decisamente avviato verso un futuro difficile, soprattutto in alcune regioni, per la combinazione dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento dei fattori di rischio, soprattutto comportamentali nei giovani, e di strutture amministrative regionali in affanno nel garantire servizi, soprattutto preventivi e di diagnoscita precoce in grado di ridurre il carico di malattia”.
A livello nazionale la spesa sanitaria pro capite è salita tra il 2008 e il 2009 da 1.782 a 1.816 euro, quasi il 2 per cento, ed è cresciuta di quasi il 28 per cento rispetto al 2003. Nel 2009 il Servizio sanitario naazionale si conferma complessivamente in disavanzo di 3 miliardi e 260 milioni di euro, pari a 54 euro pro capite.
- Martedì 8 Marzo 2011

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