Il sonno senza sogni aiuta a potenziare la memoria

Foto: Flickr

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Non è tanto questione di quante ore di sonno ci concediamo ogni notte, ma piuttosto di quali. Le più preziose sembrano essere quelle prive di sogni che costituiscono circa il 50 per cento del tempo speso a dormire, in genere nella seconda parte della notte. Perderne anche solo un po’ può avere delle conseguenze sulle nostre capacità di imparare e ricordare.

Lo sostiene uno studio dell’Università della California a Berkeley, pubblicato sulla rivista Current Biology, secondo cui le ore di sonno leggero, non REM, sono essenziali per far spazio nel nostro cervello per immagazzinare nuove informazioni.

Gli impulsi elettrici, chiamati fusi del sonno, generati durante la fase non REM, quella in cui non si sogna, sarebbero responsabili del collegamento tra due regioni cruciali del cervello che sovraintendono al processo di apprendimento. Gli impulsi aiutano a spostare i ricordi accumulati dall’ippocampo, regione che ha una capienza limitata, alla corteccia prefrontale, una sorta di hard disk del cervello. In questo modo l’ippocampo recupera spazio per incamerare nuove informazioni. Siccome in fusi del sonno si presentano più spesso nella seconda metà della notte, chi dorme sei ore o meno si priva di buona parte della loro preziosa azione.

Matthew Walker, professore associato di psicologia e neuroscienze all’UC di Berkeley e autore principale dello studio, ha chiesto a 44 giovani adulti in buona salute di svolgere un complesso compito di memorizzazione. Tutti i partecipanti hanno ottenuto risultati simili. Successivamente a metà di loro è stato concesso un pisolino di un’ora e mezza, mentre l’altra metà è rimasta sveglia.

Quella sera stessa tutto il gruppo è stato sottoposto a un altro test di apprendimento. La capacità di memorizzare nuove informazioni si mostrava deteriorata per coloro che erano rimasti svegli tutto il giorno, mentre chi aveva potuto dormire non solo ha fornito prestazioni migliori rispetto all’altro gruppo, ma mostrava di aver migliorato la propria capacità di apprendimento, come se il sonno avesse fatto spazio per incamerare nuovi ricordi.

Con l’elettroencefalogramma i ricercatori hanno verificato che maggiore era stata la quantità di fusi del sonno sperimentata durante il pisolino, migliore era la capacità dei partecipanti di imparare. Gli studiosi sono anche stati in grado di documentare l’attività cerebrale che avveniva tra ippocampo e corteccia prefrontale, due aree critiche per la memoria.

Il sonno serve insomma oltre che a regolare l’umore e la nostra capacità di affrontare le emozioni, come studi precedenti di Walker avevano già dimostrato, anche a svolgere la manutenzione di strutture del cervello essenziali per la memoria. “Questa scoperta”, spiega Walker, “indica che non solo abbiamo bisogno del sonno dopo aver imparato, per consolidare quel che abbiamo memorizzato, ma che ne abbiamo bisogno anche prima, per ricaricare e immagazzinare nuove informazioni il giorno successivo”.

Commenti

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Il 9 Marzo 2011 alle 22:44 ros77 ha scritto:

non sono d’accordo. Lo studio effettuato dal professore e’ troppo poco e comunque non riflette sulle mie capacita’ di memoria. E’ pura casualita’ e richiede piu’ studio.

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