
Persone esposte alla radiazioni in seguito all'esplosione nella centrale di Fukushima (Credit: AP/Daisuke Tomita)
Sono tre le centrali nucleari giapponesi su cui sono puntati gli occhi di tutto il mondo. Fukushima Daiichi, dove dopo l’esplosione del reattore 1 di due giorni fa, oggi si è verificata un’esplosione anche al reattore 3, Onagawa e Tokai2, dove i sistemi di raffreddamento hanno subìto danni. In Giappone, colpito dal sisma più forte della propria storia (l’evolversi della catastrofe con le immagini e i video di Panorama.it), seguito da uno tsunami di proporzioni devastanti, ci sono in tutto 55 centrali nucleari, 11 delle quali si trovano nella zona vicina all’epicentro del terremoto di venerdì.
Panorama.it ha intervistato Giovanni Fiorentini, professore di Fisica Nucleare all’Università di Ferrara e Direttore dei Laboratori Nazionali di Legnaro dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per capire l’entità reale del rischio.
In base ai codici della scala Ines (International Nuclear and Radiological Event Scale) elaborata dall’IAIE, quello di Fukushima sarebbe il quarto incidente nucleare della storia per gravità, dopo Chernobyl del 1986 (scala Ines 7), Kyshtym, in Unione Sovietica nel 1957, (Ines 6), Three Mile Island, negli Stati Uniti nel 1979, (scala Ines 5). Un altro incidente avvenuto in Giappone, alla centrale di Tokaimura nel 1999 era stato classificato al livello 4 della scala Ines, lo stesso di Fukushima, e aveva causato la morte istantanea di tre persone, la contaminazione di oltre 400 e l’evacuazione di 600 mila abitanti della zona.
Qual è il rischio maggiore al momento?
Il reattore 1 ha avuto un’esplosione l’altroieri. Il 3 assomiglia molto all’1. Il pericolo maggiore a questo punto è la fusione del nocciolo, che parzialmente o totalmente passa dallo stato solido allo stato liquido. Se questo materiale fuso viene ancora trattenuto dal reattore la cosa finisce lì, se dovesse fuoriuscire potrebbero esserci problemi seri localizzati comunque al Giappone. Se le informazioni che abbiamo corrispondono alla realtà, la radioattività resterebbe in massima parte nel reattore e semmai potrebbe finire per terra nelle vicinanze.
Qual è la differenza rispetto a Chernobyl?
Lì espolose la grafite che circondava il nocciolo, un materiale infiammabile. In questa esplosione si portò in giro una certa parte del nocciolo che arrivò in atmosfera con conseguenze su scala planetaria. A Fukushima è esploso il rivestimento esterno dove c’era vapore con materiale radioattivo, ma siamo uno strato al di fuori rispetto a dove eravamo a Chernobyl.
Perché il nocciolo non può esplodere?
Stiamo assistendo a un combattimento fra uomo e radioattività. Prenda il reattore 1 che poi ci dirà la storia degli altri. Lì si sta ancora generando calore che viene dalla radioattività dei frammenti di fissione, che continuano a produrre calore anche a reattore spento per disintegrazione spontanea, a potenze robuste. Da fuori tendono a raffreddarlo con l’acqua di mare. Il combattimento è tra il calore che riesci a estrarre e il calore che continua a svilupparsi. E’ una guerra che dura qualche giorno e superati i primi giorni critici la radioattività ogni giorno diventa più debole.
Una centrale più moderna come avrebbe reagito?
La centrale Fukushima 1 è una pentola d’acciaio con all’interno il combustibile nucleare e intorno una struttura di cemento irrobustito. In basso c’è una piscinetta d’acqua per il raffreddamento. Potremmo chiamarla la Topolino dei reattori, come la vecchia auto della Fiat. I reattori della generazione successiva hanno un ulteriore schermo di acciaio inossidabile e ancora un altro di calcestruzzo precompresso. Oltre ad avere non una ma più piscine per il raffreddamento. In Europa i reattori sono di tipo diverso, non ad acqua bollente ma ad acqua pressurizzata. Nei reattori ancora più recenti c’è una ridondanza in termini di sicurezza per esempio con quattro piscine invece di una o due. Gli impianti nucleari sono costosissimi proprio per la sicurezza.
Cosa succederebbe nello scenario peggiore?
Lo scenario peggiore è la fusione del nocciolo, da cui siamo ancora lontani. Non si riesce a raffreddare il nucleo del reattore, questo fonde e riesce a far fondere lo schermo d’acciaio che lo contiene ed esce e va nel basamento del reattote, fatto da diversi metri di cemento. Può fondere anche questo cemento e propagarsi? E’ un evento che non si è mai verificato.
Cosa ci insegna questa tragedia sull’uso dell’energia nucleare?
Aspettiamo a vedere come va a finire. Con tutto il rispetto per i morti che ci saranno, lo tsunami secondo me alla fine potrà aver fatto 50 o 100 mila morti, il nucleare per il momento non ne ha fatto ancora nessuno. In realtà siamo di fronte a un gigantesco esperimento che ci permette di vedere quali centrali hanno tenuto e perché. E’ un po’ presto per tirare una conclusione. La storia dell’aviazione è stata una storia di disastri e miglioramenti. Non c’è dubbio che gli aerei di oggi siano cose diverse da quelli di 50 anni fa in termini di sicurezza. Per il momento teniamo i nervi saldi.
- Lunedì 14 Marzo 2011
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