
Da quello che viene definito il miglior social network del mondo dopo Facebook uno si aspetta non solo percentuali di crescita bulgare ma anche un pari livello di coinvolgimento degli utenti. E invece oggi veniamo a scoprire che Twitter è tutto fuorché il regno dell’interazione. Più del 50% dei cinguettii – ci dice uno studio commissionato da Yahoo Research - è pubblicato dall’1% degli iscritti.
Più che un social network sembra un’oligarchia in fromato Web 2.0, nella quale il potere (della comunicazione, s’intende) è nelle mani di pochi: blogger, ad esempio, ma anche vip e giornalisti, insomma tutti coloro che hanno interesse a informare i propri follower. Il bello è che molti si seguono fra di loro: “Le celebrità seguono le celebrità, i media seguono i media e i blogger seguono i blogger”, spiegano i ricercatori di Yahoo, quasi a sottolineare il carattere un po’ settario del servizio.
E tutti gli altri 200 milioni di utenti cosa fanno? Magari leggono, ma scrivono poco. Lo dice anche questo interessante report di Pew Research Center che parla utenti “zombie”, iscritti di nome ma non di fatto, visto che quasi mai lasciano la loro impronta sul fatidico campo Che c’è di nuovo?
Ma come si spiega una dinamica di questo genere, tenuto conto che stiamo pur sempre parlando di un servizio con un numero di adepti cresce con tassi prossimi al 200%. Molti si iscrivono solo per seguire i propri idoli, altri lo fanno per vedere cos’altro può offrire il mondo dei social network salvo poi capire che Facebook in fondo è tutto quello di cui hanno bisogno. Va detto poi che è la stessa dinamica di Twitter, quella del microblogging da 140 caratteri secchi, a rendere la permanenza sul sito piuttosto limitata, e quindi poco propensa ad alimentare nuove discussioni.
Negli Stati Uniti Twitter è sempre più spesso al centro di dibattiti che riguardano il rischio di una nuova bolla speculativa intorno al mondo del social-web. Soprattutto dopo che l’interesse di alcuni grandi investitori – vedi Jp Morgan – ha fatto schizzare alle stelle la quotazione della società (teorica naturalmente, giacché parliamo di una realtà non quotata in borsa) che oggi oscilla intorno ai 10 miliardi di dollari. Un’enormità, tenuto conto che la piattaforma sta iniziando a monetizzare solo da qualche mese i propri tweet.
Forse le parole di Evan Williams, uno dei co-fondatori di Twitter, all’indomani della sua dipartita dalla società rappresentano la chiosa migliore sullo stato di salute del social network: “Ci sono altri problemi e opportunità nel mondo che hanno bisogno di attenzione”.
- Giovedì 31 Marzo 2011
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Commenti
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Il 31 Marzo 2011 alle 14:56 cantastorione ha scritto:
… a proposito… e di Silvester social-cat che se ne dice?
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