Per proteggere il cuore: ginnastica, yoga e digiuno

Per esperti... (Foto: Flickr)

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L’esercizio fisico regolare protegge il muscolo cardiaco nelle persone anziane e lo preserva in condizioni anche migliori rispetto a quelle delle persone giovani e sane ma sedentarie. Di che altro incoraggiamento avete bisogno per mettervi a fare un po’ di sport? Dal meeting annuale dell’American College of Cardiology in corso a New Orleans arrivano notizie incoraggianti e a volte sorprendenti su quello che può contribuire a preservare la salute del cuore.

Le dimensioni del muscolo cardiaco raggiungono il picco in gioventù e poi diminuiscono man mano che si invecchia esponendo al rischio di disturbi cardiaci e anche di infarto. Ma uno studio presentato al meeting di New Orleans dimostra che se ci si mantiene in esercizio in maniera costante nel corso degli anni si può preservare l’elasticità muscolare (del cuore) della giovinezza. I risultati della ricerca spingono i cardiologi a ripensare alle definizioni di normalità e anormalità riferite alla massa muscolare delle persone sane.

Nelle persone sedentarie la massa del cuore diminuisce progressivamente con il passare dei decenni, mentre nelle persone anziane che hanno svolto attività fisica regolarmente (6 o 7 giorni alla settimana) per tutta la loro vita adulta la massa muscolare del cuore non solo si è mantenuta stabile ma è anzi aumentata e si presenta in molti casi maggiore perfino rispetto a quella dei giovani tra i 25 e i 34 anni.

“I dati suggeriscono”, spiega Benjamin Levine, autore principale dello studio, ”che se riusciamo a identificare persone di meta età, tra i 45 e i 60 anni, e a convincerle a fare esercizio per 4 o 5 volte a settimana, possiamo andare molto lontano nella prevenzione dei principali disturbi cardiaci, incluso l’infarto”.

Altre ricerche presentate al meeting dell’American College of Cardiology riguardano l’effetto positivo dello yoga sulle aritmie cardiache e, a sorpresa, i benefici del digiuno. Per quanto riguarda lo yoga dall’Univesrità del Kansas arrivano i risultati di uno studio secondo il quale una pratica rigorosa di questa disciplina può aiutare a ridurre gli episodi di irregolarità del battito cardiaco e migliorare i sintomi di ansia e depressione spesso associati con la fibrillazione atriale, un comune tipo di aritmia cardiaca.

“E’ risaputo che la pratica dello yoga migliora molti fattori di rischio per le malattie cardiache, inclusa la pressione alta, il colesterolo alto, l’indurimento delle arterie, lo stress e la risposta infiammatoria”, spiega Dhanunjaya Lakkireddy, direttore del centro di eccellenza per la fibrillazione atriale dell’ospedale dell’Università del Kansas, che ha condotto lo studio. Ora la sua ricerca ha dimostrato che rispetto allo svolgimento di qualunque altra attività fisica,  gli esercizi di respirazione, le posizioni yoga e la meditazione, svolti sotto la direzione di un esperto per 3 volte alla settimana, sono in grado di diminuire sensibilmente la frequenza degli episodi di fibrillazione atriale nei pazienti che ne soffrono.

E per concludere veniamo al digiuno. Che sia dettato da rituali religiosi o auto-imposto per il rush finale prima della prova costume, difficilmente si trova un medico disposto a parlare bene di questa pratica, che anzi è spesso definita pericolosa. Non da Benjamin D. Horne, direttore del dipartimento di epidemiologia cardiovascolare e genetica presso l’Intermountain Medical Center Heart Institute, autore principale di una ricerca che ha scoperto che periodici digiuni sono in grado di ridurre diversi fattori di rischio cardiaco, come i trigliceridi, il peso e il livello degli zuccheri nel sangue.

La ricerca ha registrato le reazioni dei meccanismi biologici del corpo durante il digiuno. Sia il colesterolo “cattivo” (LDL-C) dei partecipanti sia quello “buono” (HDL-C) aumentavano rispettivamente del 14 e del 6 per cento. “Il digiuno causa fame o stress”, spiega Horne. “Per reazione, il corpo rilascia più colesterolo, permettendogli di utilizzare il grasso come fonte di energia invece del glucosio. Questo fa diminuire il numero di cellule di grasso nel sangue e con meno cellule di grasso è meno probabile incorrere nell’insulino-resistenza e nel diabete”.

Lo studio conferma anche i risultati di ricerche precedenti sugli effetti del digiuno sull’ormone della crescita (HGH). Questo ha tra le altre funzioni, quella di proteggere la massa muscolare magra e l’equilibrio metabolico, reazioni promosse e accelerate dal digiuno. Durante un digiuno di 24 ore, l’ormone della crescita è aumentato in media del 1.300 per cento nelle donne e del 2.000 per cento negli uomini.

Risultati sorperendenti e incoraggianti, ma non sufficienti per autoprescriversi il digiuno come cura o prevenzione per malattie come il diabete o i disturbi cardiovascolari: servono altre ricerche per confermare gli effetti del digiuno e precisare quanto e come può essere benefico, sempre sotto stretto controllo medico.

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