Quando il cibo è una droga: tutta colpa del cervello

Difficile resistere (foto: Flickr)

Difficile resistere (foto: Flickr)

Si può applicare a ciò che ci tiene in vita, al nutrimento senza il quale non potremmo sopravvivere, la parola “dipendenza“? Sì, quando superata la soglia della sazietà ci rendiamo conto di mangiare non più per fame ma perché rispondiamo a uno stimolo più forte di noi. Un meccanismo molto simile a quello che scatta in chi fa uso di droghe, come spiega una ricerca appena pubblicata.

Ci sono persone che mangiano troppo, punto e basta. Altre che riescono a dimagrire ma poi non ce la fanno a mantenere i buoni propositi che li hanno fatti tornare in forma e riprendono tutti i chili persi, spesso con gli interessi. Che cosa spinge alcuni di noi a comportamenti compulsivi verso il cibo, che ricordano da vicino quelli di un drogato? Il rilascio di dopamina del circuito mesolimbico del cervello, rispondono i ricercatori dell’Università di Yale che hanno esaminato per la prima volta la relazione tra i sintomi della dipendenza da cibo e l’attivazione di determinate aree del cervello in presenza di segnali che indicano l’arrivo di un piatto appetitoso.

Grazie all’uso della risonanza magnetica funzionale Ashley Gearhardt e colleghi hanno potuto vedere la reazione di 48 donne, magre, sovrappeso e obese, all’arrivo di un milkshake al cioccolato. In coloro che avevano un punteggio alto nella scala della dipendenza da cibo, messa a punto proprio a Yale (Yale Food Addiction Scale), all’arrivo del frappè si è registrata una maggiore attivazione di alcune aree del cervello, tra cui la corteccia cingolata anteriore, la corteccia mediale orbitofrontale e l’amigdala.

Le stesse regioni “sono implicate nella motivazione a mangiare e a consumare droghe nelle persone con problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti”, scrivono gli autori. “In sostanza”, concludono gli studiosi nell’articolo pubblicato su Archives of General Psychiatry, “questi risultati confermano la teoria che il consumo compulsivo di cibo possa in parte essere causato da una aspettativa esagerata riguardo al cibo vissuto come premio“.

Per questo per alcuni è così difficile limitarsi e anche dopo una dieta che ha avuto successo è invece così repentino il ritorno a comportamenti compulsivi che fa riacquistare i chili persi. Se alcuni cibi (magari proprio quelli più calorici) sono in grado di indurre dipendenza, starne alla larga o anche solo limitarne il consumo diventa più difficile.

E ancora più arduo è riuscire a moderarsi quando si vive circondati da continui stimoli visivi che richiamano il cibo e invitano al consumo, eccitando il sistema della ricompensa del cervello. Se poi quegli stessi cibi tentatori sono disponibili ovunque a prezzi bassissimi, passare dalla tentazione al consumo è questione di un attimo. L’ideale sarebbe eliminare le pubblicità onnipresenti di merendine e snack invitanti. E’ la soluzione suggerita dagli autori, che però appare poco praticabile. Di sicuro comunque, dicono gli psichiatri, la ricerca dimostra che a poco se non a nulla serve colpevolizzare gli obesi come leva per indurli a mangiare meno, e i medici dovranno studiare altre strategie per aiutarli a stare alla larga dalle calorie.

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