Il rischio ictus divide l’Europa: a est si muore di più

Colpisce il cervello (Foto: Flickr)

Colpisce il cervello (Foto: Flickr)

L’ictus, evento cerebrovascolare dovuto a ischemia o a emorragia, è la terza causa di morte nel mondo, dopo l’infarto e il cancro. Ogni anno circa 15 milioni di persone nel mondo sono colpite da ictus: 5 milioni muoiono e altri 5 sopravvivono con lesioni permanenti e necessità di assistenza costante. Inoltre il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento di fattori di rischio come l’obesità, il diabete e l’ipertensione, fanno pensare che l’incidenza dell’ictus sia complessivamente destinata ad aumentare.

Queste le premesse di uno studio appena pubblicato sull’European Heart Journal, che ha passato al vaglio i dati sulla mortalità dell’ictus in 39 paesi in Europa e Asia Centrale, rivelando l’esistenza di una grande disparità tra Est e Ovest.

L’analisi dei dati resi disponibili dall’Organizzazione mondiale della sanità, ha permesso ai ricercatori, guidati da Josep Redon, professore di Medicina interna presso l’Università di Valencia, in Spagna, di rilevare che le morti dovute a ictus sono assai più frequenti nei paesi dell’Est Europa di quanto non lo siano nella parte occidentale del continente.

Raggruppando i dati che coprono un intervallo di tempo di 16 anni, dal 1990 al 2006, in tre sezioni, è stato possibile notare le differenze a volte anche notevoli tra i vari gruppi. Nel gruppo A (paesi occidentali) si va da un minimo di 37,7 morti ogni 100.000 abitanti l’anno per gli uomini e 45 per le donne (Israele) a un massimo di 169 su 100.000 uomini in Croazia e 207 donne su 100.000 in Portogallo. L’Italia, con 95,9 morti su 100.000 uomini e 133,5 donne si colloca nella parte bassa della classifica che comprende 18 paesi.

Nel gruppo B (Europa dell’Est) il record negativo di mortalità spetta alla Bulgaria (273,8 per gli uomini e 281,1 per le donne). Il tasso minimo di mortalità lo fa registrare la Polonia che fa meglio anche dell’Italia (94 su 100.000 uomini e 119,9 su 100.000 donne). Nel gruppo C, che comprende paesi come la Russia, le repubbliche baltiche, l’Ungheria e l’Ucraina, la mortalità s’impenna e il tasso minimo non scende sotto i 120,9 morti su 100.000 uomini (Lituania) e 150,4 su 100.000 donne in Kazakhstan. I livelli massimi si toccano in Russia con 375,4 morti su 100.000 uomini e 396,6 su 100.000 donne.

Questi dati sono la fotografia della situazione al 2002, ma analizzando le tendenze nel corso dei 16 anni di dati disponibili gli studiosi concludono che i paesi che avevano una bassa mortalità tra gli adulti alla fine del ventesimo secolo continuano la tendenza verso la diminuzione delle morti, mentre al contrario i paesi con tassi di mortalità per ictus moderati o alti (che compaiono nei gruppi B e C della ricerca) stanno sperimentando un aumento senza precedenti.

Non solo l’Europa è quindi divisa in due, ma la forbice pare destinata ad allargarsi sempre di più. Quali sono i motivi di questa distanza? E’ nota la forte relazione tra ictus e pressione sanguigna, che risulta indipendente da sesso ed età. L’importanza dei valori della pressione sanguigna, però, notano gli autori, è stata superata negli studi fatti in passato dalla variabile del reddito. Il basso reddito è un fattore di rischio importante soprattutto per quel che riguarda i fattori psicosociali e nutrizionali e la prevalenza nelle fasce a basso reddito della popolazione di classici fattori di rischio cardiovascolare oltre che problemi nell’accesso alle cure mediche.

I ricercatori concludono che è necessario migliorare il monitoraggio dell’ipertensione, che risulta ancora scarso, e lavorare sulla prevenzione. Laddove questo è stato fatto, per esempio in Canada con il Canadian Hypertension Educational Programme, in abbinamento all’aumento di prescrizione di farmaci antipertensivi, i tassi di ricovero e mortalità per ictus sono scesi progressivamente.

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