
La console PlayStation 3
20 aprile 2011: bum, Sony spegne il PlayStation Network. 77 milioni di persone (o meglio di accout) si trovano da un momento all’altro senza accesso ai servizi online. La crisi, che all’inizio si sperava fosse passeggera, è invece ancora in corso. Dopo giorni febbrili, Sony ha infine dovuto rassegnarsi e sputare il rospo: il sistema ha subito un’intrusione, opera di hacker ancora non identificati, che ha compromesso la sicurezza dei dati degli utenti.
Ora: non è solo la figuraccia. Non è solo la lentezza nel risolvere il problema. Non è solo la potenziale gravità dei danni causati ai 77 milioni di cui sopra.
A fare rabbia sono anche i tempi di reazione nelle comunicazioni ai giocatori. Le informazioni sul KO non sono certo mancate: l’argomento è bollente in tutti i siti di videogame, e non solo, del mondo, e il blog di Sony pubblica almeno un aggiornamento al giorno. Ma solo a partire dal 26 aprile ha inviato direttamente agli utenti una e-mail sull’argomento (a noi è giunta il 28): “Stimato Cliente PlayStation Network/Qriocity: abbiamo scoperto che tra il 17 e il 19 Aprile 2011, alcune informazioni relative agli account di utenti di servizi PlayStation Network e Qriocity sono state compromesse in relazione a intrusioni illegali e non autorizzate nel nostro sistema”.
L’e-mail prosegue con una serie di avvertimenti sul possibile furto, da parte dei fantomatici hacker, di dati di ogni sorta, da quelli dell’account (password, indirizzi…) a quelli della carta di credito. E poi “stiamo lavorando, grazie per la pazienza”, eccetera. Però, quanto meno per corretteza e buona educazione, sarebbe stato carino ricevere una lettera anche subito dopo lo spegnimento del Network. E invece, silenzio.
Intanto è passata una settimana e pare che ci vorranno ancora diversi giorni prima che il sistema torni operativo: Sony lo sta praticamente ricostruendo. E il nervosismo sale, tanto che è partita la prima class action in America, cui probabilmente seguiranno altre, e alcuni governi stanno minacciando interventi o multe, come Gran Bretagna e Taiwan.
Tra guadagni persi, rimborsi e cause legali, senza contare il pesante danno all’immagine e il calo di fiducia che si registrerà in molti utenti, come uscirà Sony da questo brutto pasticcio?
- Sabato 30 Aprile 2011
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