Bitcoin, solo una moneta pirata o qualcosa di più?

(Credits: Public Domain Photos@Flickr)

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Moneta elettronica? Fino ad oggi ne abbiamo parlato a proposito dei cosiddetti sistemi di pagamento online, da PayPal a Moneybookers fino al neonato Credits di Facebook.

Da qualche tempo a questa parte, però, c’è qualcosa di nuovo nel sottobosco di Internet: si tratta di Bitcoin, letteralmente “un soldo di bit”, una valuta virtuale che assomiglia molto a quella utilizzata dagli utenti di Second Life (i cosiddetti Linden Dollars) ma con almeno due differenze sostanziali: la prima è che i Bitcoin vengono utilizzati per acquistare beni reali e non virtuali, la seconda – e più importante – è che non sono emessi da nessuna banca, società o autorità centrale. Il che fa sì che gli utenti possano utilizzarli in modo diretto, senza cioè dover passare attraverso intermediari.

Risultato: nessuna tassa né costi di commissione nei pagamenti.

Quanto alla sicurezza è la Rete che garantisce. Bitcoin si basa infatti su un sistema di scambio dei dati che viaggia sui nodi del peer to peer, una modalità che consente di tenere traccia dei trasferimenti di denaro, ma in modo completamente anonimo, così da evitare le transazioni false: ogni volta che viene “coniato” un bitcoin, in pratica, il suo codice viene aperto a tutta la comunità di utilizzatori, affinché non possa essere utilizzato due volte.

E insomma, viste così le credenziali sembrano piuttosto attraenti: “Bitcoin può cambiar la finanza allo stesso modo in cui il Web ha cambiato il mondo delle pubblicazioni”, commentano addirittura i creatori del servizio nel loro manifesto trasmesso su YouTube.

Ma cosa bisogna fare, in concreto, per utilizzare il bit-denaro? Ci sono due modi per procurarsi Bitcoin: acquistarli (ad esempio qui) oppure generarli attraverso un’applicazione denominata bitcoins miner da installare sul computer.

Un’ipotesi, quest’ultima, che risulta però più costosa, giacché – a differenza delle valute tradizionale – il sistema monetario di Bitcoin non si basa sulla conversione in oro, argento o sulla regolamentazione imposta da una banca centrale - ma sulla potenza di calcolo necessaria per processare la transazioni. Come dire che i computer comandano il valore dei Bitcoin allo stesso modo in cui oggi la Federal Reserve gestisce quella del dollaro (il meccanismo non è proprio intuitivo, ma se volete capirne di più vi rimando a questa pagina).

Come ogni buona moneta che si rispetti, inoltre, anche il Bitcoin ha le sue oscillazioni, che a dire il vero sono anche piuttosto imprevedibili, almeno per il momento. Basti pensare che nell’istante in cui vi scrivo il valore unitario è di quasi 20 dollari quando ad aprile era di soli 2 dollari.

In teoria, però, la moneta non è soggetta all’inflazione e alle crisi economiche internazionali, essendo come detto indipendente da qualsiasi autorità centrale, compresa quella del Fondo Monetario Internazionale.

Va detto che per il momento non sono molti i siti Internet che accettano i pagamenti in Bitcoin. Ma di giorno in giorno aumenta la lista di venditori online che decidono di saggiarne le doti: web-designer, distributori di giochi per PC, commercianti di caffè e di gioielli fatti in casa e altri ancora. E poi ci sono i venditori di armi e di droga, forse i soggetti più interessati a sperimentare i vantaggi di una valuta che non lascia tracce.

Il sistema perfetto per il riciclaggio di denaro sporco? Può darsi. Nel dubbio è già scattato l’allarme dei governi e delle banche centrali. L’ultimo, in ordine di tempo, arriva da due parlamentari americani che hanno posto all’attenzione del Governo le attività di un sito – denominato  Silk Road – che si presenta come una sorta di eBay della droga e che sfrutta proprio i BitCoins come unica moneta di scambio.

Quale sia l’entità del fenomeno una cosa è certa: nel futuro di Bitcoin ci saranno tanti nemici, e alcuni anche piuttosto influenti.

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