Qualche giorno fa vi ho parlato della nuova funzione di Facebook che permette di riconoscere i volti nelle fotografie, suggerendo automaticamente i tag dei soggetti immortalati. Un’innovazione piuttosto interessante a livello tecnico ma con alcuni risvolti pesanti sul piano della privacy.
Cambiare di default le impostazioni di un servizio, l’ho detto più volte, non è una cosa da galantuomini, soprattutto quando si ha a che fare con i dati confidenziali degli utenti.
Ma tant’è, sappiamo bene che Mark Zuckerberg è il classico lupo che perde il pelo ma non il vizio e che, nonostante le promesse, finisce sempre col ficcare il naso nella vita degli utenti.
I fatti, però, gli danno ragione: sempre più persone (siamo già a quasi 700 milioni), finora, hanno deciso di mettere la loro faccia sul sito, nonostante tutto. Finora, appunto.
Secondo quanto rivelato da Facebook Insider, uno dei siti specializzati più attenti alle faccende di Zuckerberg e soci, il social network avrebbe infatti accusato nell’ultimo mese un calo degli iscritti in alcuni Paesi: ben sei milioni negli Stati Uniti (dove il numero di utilizzatori del servizio sarebbe passato da 155,2 milioni a 149,4 milioni), un milione mezzo in Canada e circa 100mila nel Regno Unito, in Norvegia e Russia.
Come si può spiegare questa flessione per certi versi clamorosa (sarebbe la prima nella spettacolare cavalcata del social network)? Si tratta delle solite voci, si difende Facebook, che contesta il metodo di raccolta dei dati, basato su un poco attendibile sistema di tracciatura della pubblicità, e rivendica anzi un incremento del tempo medio speso dagli utenti sul sito: oltre il 50% degli utenti attivi vi accede giornalmente.
Non ci sarebbe comunque niente di male a parlare di una certa saturazione. In fondo il nostro Pianeta ha “solo” sei miliardi di abitanti e a meno che non si riescano a convincere i bambini (cosa peraltro di cui si parla), gli anziani e le persone che Internet non sanno nemmeno com’è fatto non c’è molto materiale umano su cui lavorare.
Ma se dietro a questa piccola battuta d’arresto ci fosse invece il voltafaccia di quegli utenti che si sono allontanati dal servizio in modo consapevole? Se la scarsa attenzione sui temi della privacy, certe applicazioni invadenti o semplicemente la scarsa utilità di Facebook avesse spinto una parte degli iscritti a cancellare il proprio account?
Una cosa è certa: nei prossimi mesi Zuckerberg dovrà dimostrare che la sua creatura ha ancora il fascino di un tempo. Al di là dei numeri (700 milioni di utenti, in fondo, bastano e avanzano per fare business da qui ai prossimi 30 anni) occorre dare al mercato un segnale importante, e dimostrare soprattutto agli investitori che Facebook è il posto migliore dove mettere i propri quattrini in vista di una quotazione pubblica.
Speriamo solo che per farlo Zuckerberg non cada nelle solite tentazioni.
- Mercoledì 15 Giugno 2011

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