Perché HP non farà più tablet, smartphone e (forse) PC

Il TouchPad, il primo (e ultimo) tablet di HP basato su WebOS

Il TouchPad, il primo (e ultimo) tablet di HP basato su WebOS

Trita-tech

La notizia più calda dell’estate arriva da Palo Alto, e più precisamente dal quartier generale di HP: WebOS, il progetto basato sul sistema operativo acquistato lo scorso anno con Palm, è stato abbandonato.

La domanda da un milione di dollari, anzi da un miliardo e rotti (a tanto ammonta il capitale investito da HP nell’intera operazione) è servita: si può davvero gettare alle ortiche una piattaforma comprata a peso d’oro solo qualche mese fa e con esso tutto il lavoro fatto per entrare in un settore (quello dei tablet e degli smatphone) fra i più in salute del mercato?

Le vendite (per il momento fiacche) del TouchPad, il primo tablet HP basato su WebOS, spiegano solo in parte una decisione così drastica. In fondo, senza andare troppo lontano, basta considerare la parabola di Android nel segmento smartphone (le cui vendite all’inizio furono tutt’altro che entusiasmanti) per capire che il mercato ha bisogno di un po’ di tempo per fidarsi di un nuovo prodotto.

Dietro alla svolta c’è ovviamente dell’altro. C’è soprattutto la decisione di un uomo, Leo Apotheker, CEO di HP dallo scorso 30 settembre (vale a dire tre mesi dopo la decisione - presa dal suo predecessore, Mark Hurd - di acquistare Palm e, con essa, WebOS).

Per chi non lo sapesse, prima di arrivare a Palo Alto, Leo Apotheker era al timone di Sap, uno dei marchi storici dell’informatica in salsa business. Facendo due più due vien facile pensare che l’attuale numero uno di HP non avesse molta voglia di esplorare il mercato consumer e che abbia atteso i primi (deludenti) risultati della nuova divisione per tagliare alla radice qualcosa che era stato seminato da altri.

A questo punto tutti aspettano un altro colpo di scure: quello che porterebbe HP a disfarsi dell’intero business dei PC, una fetta che allo stato attuale vale oltre il 30% dell’intera torta di HP ma che non garantisce più i margini di un tempo, sia in termini di vendite (-3% nei primi nove mesi dell’anno) sia soprattutto per ciò che riguarda i margini di profitto (circa il 5%).

Apotheker ha fatto capire che l’ipotesi di svincolarsi dalle attività della divisione Personal System Group (la unit che raggruppa fra le altre le attività di produzione dei personal computer) è tutt’altro che remota, parlando della possibilità di una vendita definitiva o di uno spinoff. L’impressione è che per fare il grande passo si attenda solo un’offerta adeguata (tipo quella che a suo tempo portò IBM a vendere la business unit dei PC alla cinese Lenovo).

Proprio il parallelismo con Big Blue, più volte tirata in mezzo da analisti e stampa in questi giorni, sembra corroborare una possibile decisione in questo senso. Di questi tempi il “pezzo di ferro” non rende più, meglio allora concentrarsi sui software e servizi, settore in cui HP - proprio come IBM - la sa davvero lunga.

Peccato che il mercato, almeno al momento, non sembra credere nei nuovi programmi dell’azienda. Lo scorso venerdì la società ha perso quasi 20 punti percentuali, mandando in fumo circa 16 miliardi di dollari di capitalizzazione in borsa. Una percentuale che, se si considera l’intera gestione Apotheker, sale al 44% e che di fatto rende la poltrona dell’attuale CEO più traballante che mai.

Sembra quasi che gli investitori vogliano punire HP per tutti i soldi sperperati nelle ultime operazioni di shopping (non ultima quella che ha portato all’acquisizione di Autonomy per oltre 10 miliardi di dollari) ma anche e soprattutto per la scarsa capacità del suo management di dare una bussola alle attività societarie: solo fino a qualche settimana fa WebOS era il trait d’union dell’intera offerta di Palo Alto, dalle stampanti ai PC, mentre ora è solo un vecchio sistema operativo da mettere in soffitta.

Insomma, cosa vuol fare HP da grande? Il mercato attende una risposta chiara e definitiva, l’idea di una società a a metà strada fra il mondo consumer e quello business non piace più a nessuno.

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