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Che Apple sarà senza Steve Jobs? Ce lo chiedevamo già all’inizio dell’anno, all’epoca dell’ultimo congedo per motivi di salute, e lo facciamo a maggior ragione ora dopo la lettera inviata dallo stesso fondatore e guru di Cupertino al Consiglio di Amministrazione e a tutta la comunità della Mela per annunciare la sua definitiva uscita di scena.
Non me ne voglia Tim Cook (a cui va il mio personalissimo in bocca al lupo per la nuova avventura al timone della società), ma mi viene difficile – almeno in questo momento – pensare a una transizione indolore.
L’eredità lasciata da Steve Jobs è pesantissima, e non solo perché sotto la sua guida Apple è diventata la seconda società al mondo per capitalizzazione. La tecnologia c’entra relativamente. Jobs è sempre stato un visionario, d’accordo, ma come abbiamo già sottolineato, a Cupertino non mancano le figure capaci di garantire continuità in questo senso.
Apple continuerà a sfornare prodotti attraenti per molti altri anni ancora, statene certi. E poi, per dirla tutta, negli ultimi anni la società ha privilegiato altri aspetti che non l’innovazione tecnologica in senso stretto: la volontà di brevettare ogni virgola delle sue attività, la messa a punto di una catena di fornitori perfettamente sincronizzata, la capacità di stimolare il lavoro dei terzisti (sviluppatori in primis), le economie di scala, il marketing. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
No, le qualità di Jobs che Apple farà fatica a rimpiazzare sono altre. Sono il carisma, la lungimiranza, il coraggio. Steve Jobs ha portato Apple ad essere una delle poche società al mondo che può permettersi il lusso di andare avanti per la sua strada senza badare troppo a ciò che le succede intorno. In cuor suo, il patron della Mela è sempre stato convinto delle sue scelte, ha solo aspettato che il mercato lo seguisse.
Una figura che non ha mai amato i compromessi, le mezze scelte, meglio le decisioni drastiche, anche a costo di clamorosi insuccessi (in questo post, alcuni dei più rilevanti), anche a costo di andare contro i suoi stessi interessi: poco importa se l’iPhone ha praticamente reso obsoleto l’iPod (e lo stesso potrebbe fare l’iPad con il MacBook). I prodotti passano, il marchio Apple resta, e diventa sempre più forte.
“Siate affamati, siate folli”, raccomandava lo stesso Jobs agli studenti dell’Università di Stanford nel 2005. Speriamo che anche qualcuno dei “suoi” – a cominciare da Tim Cook - abbia raccolto quell’invito. Per il bene di Apple, ma anche dell’intero panorama hi-tech.
- Giovedì 25 Agosto 2011


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Commenti
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Il 26 Agosto 2011 alle 17:51 Steve Jobs: quello che non si vuol vedere (dall’Italia) | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] un aspetto sull’addio di Steve Jobs alla Apple che è passato quasi inosservato dai media italiani, i quali invece si sono soffermati sulla sua [...]
Il 28 Agosto 2011 alle 13:23 elyasid ha scritto:
L’azienda Apple è prima per capitalizzazione superando anche l’azienda petrolifera Exxon
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