Così il clima sta cambiando il mondo

Addio ghiaccio (Credit: NOAA)

Addio ghiaccio (Credit: NOAA)

Ghiacci dell’artico ai minimi storici, tasso si estinzione delle specie animali ai massimi, isole del Pacifico minacciate dall’innalzamento del livello del mare. Il clima che cambia fa intravedere scenari da film di fantascienza: Roma tra cent’anni avrà il clima di Algeri, Berlino quello di Napoli e in Danimarca si coltiverà la vite.

Il 28 novembre a Durban, in Sudafrica, sia aprirà la prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite. In vista dell’ennesimo incontro che vedrà i capi di governo di centinaia di paesi impegnati a risolvere il puzzle dei cambiamenti climatici, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon in visita in Australia invita la comunità internazionale a raddoppiare gli sforzi nella direzione di un accordo.

Per il segretario delle Nazioni Unite lo scetticismo sul clima è follia, il riscaldamento globale provocato dall’uomo è stato ampiamente dimostrato dalla scienza ed è purtroppo già suffragato dai fatti: la carestia nel corno d’Africa e le alluvioni che hanno colpito il nordest dell’Australia sono citati come esempi delle conseguenze del fenomeno in atto.

Ban Ki-moon lancia l’appello a conclusione del Forum delle Isole del Pacifico, tra le più minacciate dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche del riscaldamento globale. Qui servono interventi radicali, e molto costosi, ormai non più tesi ad evitare il verificarsi del disastro ma direttamente a farvi fronte.

Anote Tong, il presidente di Kiribati, mini arcipelago dell’Oceania, ha spiegato al Forum di avere preso in esame soluzioni anche molto drastiche, tra cui trasferire i suoi 100 mila abitanti su isole artificiali galleggianti.

Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, ha raggiunto il record negativo assoluto, l’estensione dei ghiacci nell’Artide. L’area non è mai stata così ridotta dal 1972, quando cominciarono le osservazioni con i satelliti, a oggi. Il ricercatore tedesco Georg Heygster, dell’Istituto di Fisica Ambientale presso l’Università di Brema, parla di “4.240 milioni di chilometri quadrati”, pari a mezzo punto percentuale in meno rispetto al precedente record negativo che risaliva al settembre del 2007.

In 40 anni di osservazioni l’area dell’Artico ricoperta dai ghiacci in estate, il periodo dell’anno in cui l’estensione è ai minimi, si è ridotta del 50 per cento. Un calo che per “non può più spiegarsi con la sola variabilità naturale” ed è invece indubbiamente “legato al surriscaldamento globale causato dall’uomo, che nell’Artico è particolarmente pronunciato”.

Dal Trentino, dove 150 esperti di 26 nazioni si sono dati appuntamento per discutere di temi legati al riscaldamento globale nel’ambito dell’evento Climaticamente, si cerca di ridisegnare la mappa del mondo futuro tenendo conto delle temperature in aumento. Le proiezioni dicono che il clima di una città come Roma diventerà più caldo e più umido in estate, più secco d’inverno. La capitale avrà un clima simile a quello di Tripoli, Tunisi o Algeri, mentre Berlino si godrà temperature mediterranee.

E se in Belgio le temperature in aumento consentono già ad alcuni emigrati italiani di sperimentare la coltivazione della vite e produrre vino, è probabile che tra 100 anni anche i paesi che si affacciano sul Baltico, la Germania, la Danimarca e la Polonia potranno competere sul mercato enologico con i loro vitigni.

La prospettiva di bere vino polacco è inquietante ma tollerabile? Lo è molto meno la velocità con cui si estinguono le specie animali, anche a causa del caldo che avanza. Rischiano l’estinzione una specie di uccelli su otto, una specie di mammiferi su quattro, una specie anfibia su tre, tra gli animali, e una specie di conifere su quattro tra le piante.

La prima causa sono i cambiamenti climatici, seguiti dalla sparizione o dal danneggiamento degli habitat, causato dallo sfruttamento intensivo operato dall’uomo di zone sempre più vaste. Insomma il problema, come al solito, siamo noi.

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