- Tags: caffeina, depressione, neurologia, salute
- Un commento
La caffeina è lo stimolante del sistema nervoso centrale più utilizzato al mondo. E se uno studio recente condotto dalla University of East London era giunto alla conclusione che la sensazione che il caffè ci svegli sia solo illusoria, un’altra ricerca, appena pubblicata sulla rivista Archives of Internal Medicine, suggerisce al contrario che la caffeina un effetto reale ce l’abbia e che sia di proteggerci contro il rischio di cadere in depressione.
Un team della Harvard School of Public Health di Boston, guidato da Michel Lucas, ha esaminato i dati riguardanti 50.739 donne americane che hanno partecipato al Nurses’ Health Study. L’età media delle donne considerate era di 63 anni e nessuna di loro soffriva di depressione all’inizio dello studio, nel 1996. Un follow up di 10 anni ha potuto stabilire se esisteva un collegamento tra il consumo di bevande a base di caffeina e il rischio di sviluppare una depressione clinica.
Alle partecipanti dal 1980 al 2004 sono stati periodicamente somministrati questionari per verificare le loro abitudini e la frequenza di consumo di caffè normale e decaffeinato, tè, bibite a base di cola, cioccolata. L’insorgenza della depressione era invece registrata in presenza di ogni nuova diagnosi di depressione clinica con un uso regolare di antidepressivi.
L’analisi del collegamento tra consumo di caffeina e rischio depressione è stata fatta prevedendo un periodo di latenza di due anni. Quindi i dati sul consumo di caffeina dal 1980 al 1994 erano usati per prevedere episodi di depressione dal 1996 al 1998 e così via.
Nei 10 anni di follow-up, dal 1996 al 2006, gli studiosi hanno individuato 2.607 nuovi casi di depressione. Le donne che avevano dichiarato di consumare fino a una tazza di caffè alla settimana mostravano il 15 per cento di di rischio relativo di depressione in più rispetto a quelle che dichiaravano un consumo di due o tre tazze al giorno. Il rischio diminuiva addirittura del 20 per cento nelle donne che consumavano più di quattro tazze al dì. Nessuna associazione è invece emersa tra insorgenza della depressione e consumo di caffè decaffeinato.
Lo studio ha mostrato l’esistenza di una significativa associazione, però avvertono gli autori: “non può provare che il caffè, con caffeina o senza, riduca il rischio di depressione, ma solo suggerire la possibilità che esista un tale effetto protettivo“. Come sempre altri studi dovranno confermare e semmai approfondire la faccenda. Ma ce n’è abbastanza per mettere a tacere i sensi di colpa di quante si lasciano andare a qualche caffè di troppo.
- Martedì 27 Settembre 2011

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Commenti
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Il 29 Settembre 2011 alle 1:28 francescopaolo_ruggieri ha scritto:
vero, se il chicco del caffè non è tostato ,perché il calore della tostatura, rende gli olii mono e polinsaturi, grassi saturi e quindi pro_INFIAMMATORI!!!QUINDI, QUESTI PSEUDO SCIENZIATI, ANDASSERO A STUDIARE LA COMPOSIZIONE VEGETALE DEL CHICCO DI CAFFè , OLTRE AL RELATIVO PROCESSO DI TOSTATURA, PRIMO VELENO CHE POI, DIVENTA O ARRIVA ALLA MASSIMA POTENZA, CON IL CAFFè REALIZZATO CON LA MOKA TUTTA METALLICA, CHE PRODUCE_TRASFORMA ACQUA IN VAPORE E LA RELATIVA FIAMMA, RENDE BOLLENTISSIMA LA PARE SUPERIORE DELLA CAFFETTIERA, BRUCIANDO AL MASSIMO VALORE IL CAFFè ma, in particolare gli olii in esso contenuti, cioè in nitrosammine_cancerogene E, quindi, RENDENDOLO SUPER TOSSICO, IN PARTICOLARE, QUANDO PRESO A STOMACO VUOTO, A PRIMA MATTINA!! SALUTI E BUONA SALUTE A CHI Sà RIFLETTERE. ruggierifp@alice.it
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