Scoperta italiana sul gene a due facce che combatte il cancro

Il dio bifronte (Credit: http://en.wikipedia.org/wiki/User:Fubar_Obfusco)

I ricercatori dell’Università di Bologna lo hanno già ribattezzato “Onco-Giano“, come l’antica divinità a due facce, per la sua caratteristica peculiare: “fino a una certa quantità, nelle cellule tumorali, ne favorisce la diffusione. Al di sopra la inibisce”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cancer research.

Il gene dalla doppia personalità, più precisamente denominato MTND1, è “mutato in diversi tipi di cellule tumorali in percentuali diverse”, spiega in un comunicato il genetista Giuseppe Gasparre, uno degli autori. “Per analizzarne gli effetti abbiamo ingegnerizzato delle cellule di cancro in modo che contenessero cinque diversi livelli della mutazione. Le abbiamo quindi iniettate nei topi. I topi con i livelli più bassi del gene mutato hanno sviluppato il tumore. In quelli con i livelli più alti il tumore, invece, non è cresciuto. La soglia critica che abbiamo individuato è intorno all’82%”.

Ma come fa questo gene a bloccare lo sviluppo del cancro quando è presente in dosi massicce? Per scoprirlo gli studiosi hanno ricostruito il meccanismo biochimico con cui  interferisce nella capacità delle cellule tumorali di creare nuovi vasi sanguigni, vitali per l’apporto di ossigeno o glucosio, senza i quali non possono crescere e diffondersi. “Se riusciamo”, ha spiegato Anna Maria Porcelli, ricercatrice del dipartimento di Biologia dell’Università emiliana “a simulare per via farmacologica, o genetica, lo stesso effetto dell’”Onco-Giano” mutato possiamo quindi soffocare lo sviluppo dei tumori, bloccandone l’approvvigionamento dei ‘carburanti’ con cui crescono”.

Panorama.it ha intervistato il genetista Giuseppe Gasparri per capire meglio la portata della scoperta. “Di fatto”, ci ha spiegato, “abbiamo scoperto la funzione di questo gene,che era già conosciuto, ma il cui ruolo nel cancro non era noto. E abbiamo capito che questa funzione è bivalente e dipende dalla quantità di mutazione espressa. Più il gene è mutato e più questo impedisce al cancro di proliferare”.

Cosa rende questo gene così diverso?

Nella maggior parte dei casi i geni sono presenti in due copie, materna e paterna. Questo gene invece non è codificato dal nucleo della cellula ma dal mitocondrio, e in ogni cellula ce ne sono qualche migliaia di copie. Alcune di esse possono essere mutate e si può calcolare la percentuale di mutazione. Noi abbiamo stabilito che oltre l’82% di copie del gene mutato c’è un affetto di stop sulla crescita tumorali.

L’effetto è valido su tutti i tumori?

Noi lo abbiamo sperimentato sul carcinoma della tiroide e su un osteosarcoma, che sono due tumori molto diversi tra loro, perciò speriamo che il risultato possa essere generalizzabile.

Che implicazioni ha la scoperta sul fronte della terapia?

Stiamo lavorando su geni del nucleo con funzione analoga a quella dell’”onco-giano”. Cerchiamo di abolirne la funzione, con approcci di terapia sia genica sia di tipo farmacologico. Si tratta di un gene metabolico, che regola il metabolismo mitocondriale. Abolire questo gene impedisce alle cellule di procurarsi il carburante di cui hanno bisogno per proliferare.

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