Qui non si tratta di essere fan o meno di Vasco, ma semplicemente di guardare ai fatti come stanno.
I fatti li abbiamo raccontati qui: succede che un sito satirico chiamato Nonciclopedia venga denunciato da Vasco Rossi per diffamazione. Colpa di una pagina in stile Wikipedia nella quale si parla di Vasco come di un “biascicatore”, di “un rocker per verginelle”, di uno che “per capire la vita bisogna ubriacarsi e sniffare coca fino a morire”.
Succede che – dopo aver ricevuto la querela – i gestori di Nonciclopedia decidano di chiudere il sito, con tanto di ringraziamenti al Blasco e ai suoi avvocati. Una mossa fatta in totale autonomia per evitare grane più grosse con la legge. Quanto basta comunque per trasformare una parodia – come se ne vedono tante sul Web – in un caso mediatico. Fortuna che tutto rientra dopo qualche ora: Nonciclopedia riapre i battenti facendoci sapere che Tania Sachs, portavoce del Blasco, ha assicurato che ritirerà la querela.
Tutto bene ciò che finisce bene? Non proprio. L’impressione è che il buon Vasco in tutta questa faccenda non ci abbia fatto una gran bella figura. Non che difendersi da una satira di dubbio gusto non sia giustificato ma portare la questione davanti agli avvocati è sembrato a molti un’esagerazione. Soprattutto per chi conosce la Rete in tutte le sue molteplici (e spesso triviali) manifestazioni. Non è un caso che le critiche più feroci al rocker di Zocca arrivino proprio da Facebook e da Twitter.
E’ proprio l’immagine del Blasco ad aver subito il contraccolpo maggiore. Insomma, fa un certo effetto vedere uno che ha costruito la sua carriera intorno alla vita spericolata che se ne frega di tutto sì dare la caccia a un gruppo di burloni che scrive sul Web.
Il Vasco di qualche tempo fa, probabilmente, ci avrebbe fatto una risata sopra, anche se a denti stretti.
Sicuramente ci avrebbe scritto una canzone. Proprio come nel 1981, quando Nonciclopedia non c’era ma c’era invece quel tale che scrive sul giornale, Nantas Salvalaggio, che dalle pagine di Oggi ebbe a definire il cantante emiliano come un “bell’ebete, anzi un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumé dello zombie, dell’alcolizzato, del drogato fatto”.
Trent’anni dopo Vasco preferisce combattere le sue battaglie a suon di avvocati. O almeno così sembrava fino al chiarimento dell’ultima ora. Ecco, speriamo si sia trattato solo di un incidente di percorso. Che fare la guerra a Internet è davvero poco rock.
- Mercoledì 5 Ottobre 2011

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