Quattro italiani su dieci hanno uno smartphone. E gli altri?

Credit: Ansa/Franco Silvi

Credit: Ansa/Franco Silvi

A quasi cinque anni dall’uscita del primo iPhone, l’oggetto che più di ogni altro ha segnato il passaggio dalla telefonia mobile 1.0 al fantastico mondo degli smartphone tuttofare, com’è cambiato l’approccio degli italiani con il proprio compagno digitale? A tracciare un primo bilancio ci ha provato A-Tono, agenzia di marketing interattivo multicanale che ha commissionato ad AstraRicerche uno studio sugli usi e costumi dei nostri connazionali dinnanzi ai cellulari di nuova generazione.

Ciò che ne è uscito è uno spaccato piuttosto variegato che ci mostra almeno cinque grandi profili tipo dell’utente tricolore in base al rapporto più o meno stretto con le nuove tecnologie mobili.

Numericamente, sottolinea innanzitutto il report, gli smartphone sono ormai un bene di largo consumo: se, come ci dice anche l’ultimo rapporto dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, nella nostra nazione ci sono 20 milioni di terminali evoluti vuol dire che quattro italiani su dieci sono ormai entrati nella nuova era della telefonia intelligente. E gli altri?

Se si considera come “attiva” la popolazione che comprende gli utenti dai 14 ai 65 anni (circa 39 milioni di persone in Italia), il 19,1% dei nostri connazionali ha addirittura un atteggiamento di prudenza, quasi di diffidenza verso il cellulare. Sono quelli che A-Tono chiama “Im-mobili”, una fascia di circa 7 milioni e mezzo di individui (perlopiù uomini tra i 45 e i 65 anni) che si lamenta dell’eccessiva reperibilità a cui è esposto e che non riesce a comprendere tutte le funzioni del suo dispositivo. La bolletta telefonica? È assolutamente esagerata per il servizio che offre, e proprio per questo viene contenuta in una spesa che raramente supera i 10 euro.

Un po’ più evoluti, ma neanche troppo, sono i cosiddetti “Old Mobiled” (11.700.000, 30%), una categoria ben rappresentata da quegli utenti di età compresa fra i 14 e 34 anni (tendenzialmente salariati o casalinghe) che come dice il nome stesso rimangono ancorati ai vecchi schemi mentali della telefonia di prima generazione. Internet ed email non sono percepiti come un valore aggiunto e alle apps vengono preferiti gli sfondi, i loghi e le suonerie da scaricare. La spesa per connettersi alla Rete sale, arrivando fino a 20 euro al mese.

Un segmento a sé è quello dei cosiddetti “Sms-dipendenti” (7.800.000, 20.2%), che comprende tutti quegli utenti (perlopiù donne) che fanno ancora del messaggino il principale strumento di comunicazione. Come gli “Old-Mobiled”, anche gli sms-addicted non hanno molta affinità con le nuove risorse offerte in dote dagli smartphone intelligenti e raramente accedono a internet o alla mail da telefonino. Per questo hanno il più alto tasso di contratti esclusivamente telefonici, senza cioé accesso alla Rete.

Se si guarda alla parte più “nobile” dell’utenza nostrana, si scopre che esiste una suddivisione quasi paritaria fra gli utenti mediamente evoluti e i cosiddetti hard-user.

I primi, che A-Tone identifica come utenti smart, rappresentano il 14,4% dell’utenza attiva italiana (5.600.000 individui) e sono fortemente rappresentati dai soggetti di età superiore a 55 anni, tipicamente residenti nei grandi centri urbani, attenti alla qualità della vita ma aperti alle novità e alle tecnologie. Questi utenti, spiega A-Tono, si connettono al Web con costanza, conoscono a menadito tutte le funzioni del proprio telefonino  (anche se si dimenticano spesso quelle più social) e scaricano le “apps” solo quando servono.  Per questo utilizzano un abbonamento flat o semiflat, comunque capace di offrire un costo accettabile per un servizio di cui conoscono le opportunità.

Decisamente più estremi sono i cosiddetti “Apps-to-date” (6.300.000, 16,3%), i grandi protagonisti dell’innovazione mobile. Laureati, tra i 34 e i 55 anni, di classe sociale superiore, residenti in gran parte nel triveneto in comuni medio grandi, gli “Apps-to-date” sono quelli che spesso vediamo con due o tre telefonini in tasca o nella borsetta. Ma anche quelli che sanno sfruttare il potenziale del proprio smartphone fino all’ultima funzione: dall’email ai social network, dal Bluetooth agli Mms. Fino ovviamente alle apps, di cui sono i primi utilizzatori ma anche i più grandi critici. Secondo gli “Apps-to-date”, spiega A-Tono, le applicazioni devono infatti essere facili da installare e disinstallare, non devono creare problemi al telefono e devono sempre offrire un periodo di prova gratuita. Spendere è lecito, purché si tratti di prodotti di comprovata fattura, personalizzabili e dalla grafica appagante.

Interessante il profilo comportamentale di questa classe di utenti: per l’”Apps-to-date”, infatti, il cellulare è un vero e proprio fortificante dell’Io, sia nel lavoro che nella vita privata. Ecco perché arriva perfino a provare invidia quando qualcuno sfodera un modello di telefono migliore del suo.

Commenti

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Il 19 Ottobre 2011 alle 14:55 cantastorione ha scritto:

….ognuno si complica la vita come meglio crede… l’importante è essere felici… magari costoro non hanno ancora scaricato l’app per capirlo….

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