

di Marco Morello
L’eredità di Steve Jobs sfugge al tocco delle dita, non ha l’eleganza delle linee né la consistenza di un qualsiasi prodotto della mela morsicata. In comune con gli altri mantiene però il titolo onorifico, quella i in minuscolo di fronte al nome, e l’avvenire roseo dei predestinati. Perché iCloud (attiva dal 12 ottobre) non è la solita rivoluzione, ma è probabile che strappi il merito di mostrare finalmente al mondo cos’è la nuvola, la nuova grande frontiera di internet, quali sono le sue potenzialità e i suoi effetti nella vita digitale.
Funziona così: ogni contenuto creato o acquistato su un dispositivo sarà disponibile in automatico su tutti i gadget Apple di proprietà. Scattiamo una foto con l’iPod e quella è già sull’iMac pronta per essere modificata; iniziamo a scrivere un testo sull’iPad e lo ritroviamo sull’iPhone. Lo stesso vale per le app, la musica acquistata. Allargare la prospettiva è l’essenza vera del concetto di cloud: non esiste più un oggetto di riferimento, una valigia fisica con i nostri dati, perché la rete diventa un gigantesco hard disk personale, disponibile ovunque, su qualsiasi computer, tavoletta o smartphone.
La novità è clamorosa fino a un certo punto: iCloud non è altro che l’evoluzione gratuita di MobileMe, analogo
servizio a pagamento della Apple che non ha mai fatto breccia nel cuore dei «melamaniaci». Ed è da un pezzo che molti hanno un piede sulla nuvola, per giunta senza accorgersene nemmeno: è accaduto a chi ha smesso di salvare le email su computer, preferendo consultarle ovunque su Hotmail e Gmail; a chi ha iniziato a caricare e le foto e i video in spazi virtuali, oppure a chi ha capito che era meglio modificare un documento di testo in rete, anziché salvarne decine di versioni rischiando di dimenticare a casa quella definitiva.
Il cloud computing è una variante matura di questo ragionamento: tutto è online, persino i software che abbiamo sempre dovuto installare sul computer. Vale per gli strumenti di Office inclusi in Windows SkyDrive e i Docs di Google, che comprendono pure fogli di calcolo e presentazioni. Google ha anche creato un portatile, il Chromebook, che a bordo non ha programmi né tantomeno l’hard disk: fa tutto sul web con il programma di navigazione Chrome.
Il giro d’affari è gigantesco, il potenziale di più: già ha superato i 41 miliardi di dollari nel 2010 e, secondo alcune stime, toccherà i 241 miliardi nel 2020. Solo in Italia il cloud computing dovrebbe raggiungere nel 2011 un fatturato di 500 milioni di euro, grazie a servizi pensati soprattutto per le aziende come quelli della Telecom Italia. Che consentono alle imprese di spostare applicazioni e informazioni dalle singole macchine a una piattaforma condivisa fra tutti i dipendenti, accessibile ovunque e senza dovere investire in risorse hardware.
Quanto al futuro della nuvola, ingloba senz’altro la musica, ovvero la possibilità di ascoltare dappertutto la nostra libreria di canzoni. C’è riuscita Amazon con gli acquisti effettuati nel suo store, Google è in fase di test, a un passo dal debutto, mentre Apple con iCloud lancia ora una versione di iTunes che con un abbonamento, circa 25 dollari l’anno, include pure i brani non comprati nel negozio della mela. Peccato che in Italia il servizio non sia ancora disponibile.
Fin qui i pregi della cloud. Ci sono pure i rischi. Anzitutto, è evidente, affideremo ai colossi della rete quella quota di dati e informazioni personali che ancora gli mancano, fino all’intero della nostra esistenza virtuale.
In secondo luogo, la storia lo insegna, non esistono sistemi invulnerabili o immuni da errori: a giugno per esempio alcuni account di Dropbox, il più famoso, intuitivo e meglio riuscito servizio per conservare i file in digitale, per alcune ore sono stati accessibili senza password, dunque visibili da chiunque. Infine c’è il problema più ovvio: il meccanismo della cloud funziona solo se è disponibile un qualche accesso a internet. In presenza di guasti o blackout, o più banalmente di una connessione troppo lenta per caricare file e applicazioni, la nuvola diventa opportuna quanto un uragano.
- Venerdì 21 Ottobre 2011
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Commenti
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Il 22 Ottobre 2011 alle 10:00 ivonmusic ha scritto:
Da un mese circa c’ è online un nuovo servizio di Cloud Music Network …
si chiama ivonmusic.com
Il 4 Febbraio 2012 alle 12:08 - Vivi Capena ha scritto:
[...] nuvola ci salverà. Lo sviluppo del cloud computing, l’alternativa scalabile ai server contemporanei fornita da alcuni operatori come servizio, [...]
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