Anonymous si mette contro i cartelli del narcotraffico messicano. Anzi, no

credit: Anonymous Mexico

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Sembra la trama del fumetto geek perfetto, invece a quanto pare è realtà. Alla schiera di nemici che i cartelli messicani della droga si sono procurati in tutto il mondo, si sono aggiunti anche gli hacker di Anonymous. Il collettivo di mediattivisti ha infatti in programma un’operazione chiamata OpCartel. Obiettivo: il sanguinario cartello dei Los Zetas.

Un po’ di storia. I Los Zetas nascono come formazione paramilitare al soldo del Cartello del Golfo. Per anni sbrigano il “lavoro sporco” per i narcotrafficanti, una sorta di esercito personale sguinzagliato a risolvere faide e problemi di “contrattazione”. Ben presto gli Z si smarcano dal cartello e entrano loro stessi nel traffico di droga, organizzando consegne, rapimenti e spargimenti di sangue in tutta la regione meridionale del paese. Tra le decine di persone che hanno avuto la sfortuna di intercettare la furia sanguinaria del cartello (considerato dalla DEA il più violento), ci sarebbe anche un attivista di Anonymous, sequestrato dai narcotrafficanti poiché sorpreso a volantinare a Veracruz, nell’ambito dell’operazione PaperStorm.

Lo scorso 6 ottobre, Anonymous ha lanciato un improbabile ultimatum agli Zetas: “Liberate il nostro compagno, o finisce male”. Tradotto: se gli Zetas ignoreranno l’ultimatum, Anonymous renderà pubblici i nomi, i numeri di telefono e gli indirizzi di tassisti, poliziotti e giornalisti collusi con il narcotraffico. Per dimostrare che non scherzano, gli attivisti del collettivo la scorsa settimana hanno hackerato il sito di Gustavo Rosario Torres, un alto funzionario dello stato di Tabasco, imponendo in prima pagina un messaggio inequivocabile: “Gustavo Rosario is Zeta”.

Il problema è che se Anoymous Mexico fa sul serio, gli Zetas scherzano ancora di meno. A settembre, due attivisti web sono stati trovati morti, appesi per mani e piedi accanto a una scritta che “suggeriva” ai mediattivisti di occuparsi di affari diversi da quelli del cartello. Un’operazione come OpCartel potrebbe moltiplicare in modo imprevedibile il numero di queste esecuzioni esemplari, e non a caso, in Anonymous, molti sono fortemente contrari all’iniziativa del distaccamento messicano.

C’è chi teme che l’operazione non farà altro che concentrare l’attenzione dei narcotrafficanti sull’attivismo digitale, con conseguenti rappresaglie e sbudellamenti. Altri contestano la scelta di fare nomi e cognomi di persone, come alcuni tassisti, che non partecipano volontariamente al narcotraffico e che sono loro stessi vittime del cartello. Infine c’è chi mette in dubbio lo stesso casus belli che ha dato vita all’operazione, non esistono infatti dettagli sul rapimento dell’attivista di Veracruz.

Mentre a Londra Julian Assange si vede respingere la richiesta di ricorso contro l’estradizione, tra le fila di Anonymous il dibattito è in fermento: il movimento è pronto per mettersi contro un’organizzazione criminale? È utile fare nomi e cognomi senza presentare prove concrete? E soprattutto: che garanzie ci sono che un’operazione simile non possa essere strumentalizzata per mettere in cattiva luce personaggi rilevanti?

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