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- Un commento
Pete Townshend non è uno che ama andare troppo per il sottile. Quando si esibiva in pubblico, per dire, finiva i suoi concerti sfasciando le chitarre contro gli altoparlanti. Così oggi, con la stessa furia agonistica, o quasi, si scaglia contro iTunes, definendolo “un vampiro digitale che succhia il sangue ai musicisti”.
Parole, quelle dell’ex leader degli Who, che a molti potrebbero sembrare il solito sfogo di quello che ha fatto la storia del rock quando c’erano ancora i vinili e le cassette e che oggi non si arrende dinnanzi all’evidenza della rivoluzione digitale.
E in effetti il chitarrista britannico ci fa un po’ la figura del matusa insolente quando fa di tutta un’erba un fascio mettendo il servizio di Apple – ad oggi comunque la principale risorsa per il downoload legale della musica – alla stessa stregua del file sharing e della pirateria online.
C’è però un aspetto toccato da Townshend che a mio modesto avviso merita di essere approfondito: iTunes, non può essere più considerato solo un mero distributore di musica online. Il supermercato dei contenuti digitali creato da Steve Jobs è ormai un tassello chiave dell’intero ecosistema musicale, capace persino di influenzare il processo di creazione musicale.
Sì perchè, piaccia o meno, il modello di fruizione “a traccia” praticato da iTunes ha reso pressoché superfluo il concetto di album così come veniva inteso qualche tempo fa. Insomma, chi mai si lancerebbe nella creazione di un’opera rock come Tommy in un’epoca in cui c’è gloria soprattutto per i singoloni super-scaricati?
Ecco allora che in questa ottica l’auspicio di Townshend appare più che condivisibile: che Apple diventi un po’ più proattiva nella gestione del suo business musicale, investendo magari parte dei suoi introiti nella ricerca di nuovi talenti e in tutti quei servizi capaci di guidare i musicisti nella loro crescita professionale.
Certo, l’idea che iTunes possa diventare una grande etichetta digitale capace di fare da chioccia ai giovani artisti è suggestiva ma alquanto distante dalle logiche del profitto praticate da Apple in questi anni all’interno dei suoi bazar digitali.
Ma potrebbe essere un esperimento interessante. Che se da un iTunes più “etico” uscisse fuori qualche nuovo Pete Townshend avremmo tutti da guadagnarci. Pure Apple.
- Giovedì 3 Novembre 2011
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Commenti
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Il 3 Novembre 2011 alle 5:21 rutgergreen ha scritto:
Bravo Pete , spacca la diabolica mela di Apple in due e distruggi il mostro creato dal Diavolo visionario.
Io personalmente metterei in galera chi scarica la musica gatis.
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