
credit_ josh liba @ flickr
“Se avessi un centesimo per ogni post che ho condiviso su Facebook, ora sarei ricco”. È quello che a volte mi capita di pensare dopo aver condiviso in bacheca l’ennesimo link della giornata. Naturalmente, la mia è un’invocazione ironica. Ma c’è chi ha deciso di prenderla alla lettera. Sto parlando degli sviluppatori di Chime.in, il primo social network tematico che promette di farti trarre guadagno dalla tua attività di sharing.
Sviluppato da Ubermedia e disponibile ora in versione beta, Chime.in riprende esplicitamente alcune delle caratteristiche che hanno fatto la fortuna di altri social network, come Facebook (un simile flusso di post), Twitter (nessuna richiesta di amicizia, hastags per i post) e Digg (gli utenti possono votare i contenuti). Quello che invece contraddistingue Chime.in dalle altri reti sociali è il fatto che la lunghezza limite dei post è fissata a 2000 caratteri e, soprattutto, che tutti i post sono organizzati a seconda dell’argomento trattato: social media, web marketing, letteratura fantasy, politica, mediattivismo… A un solo mese dal lancio della versione beta, Chime.in ha già visto fiorire più di 5000 gruppi tematici, andando ad attirare l’attenzione di brand del calibro di Universal Pictures e Disney.
Negli anni, social network come Facebook, Google+ e LinkedIn si sono evoluti e hanno notevolmente diversificato l’offerta di servizi e le possibilità di interazione tra utenti. Questo, però, senza spostarsi di un millimetro dal baricentro di partenza: gli utenti, siano essi “amici” come nel caso di Facebook o “contatti professionali” come in quello di LinkedIn. Ma ecco che ora arriva Chime.in e scopre l’acqua calda: alla gente piace interagire con la gente che condivide i medesimi interessi.
Ed è in questo approccio che si inserisce la componente economica: chiunque crei una profile page (o una community page) ospiterà annunci pubblicitari per i quali riceverà il 50% dei relativi ricavi. Le aziende o i personaggi che intendono promuovere la propria attività, possono decidere pubblicare di propria iniziativa gli annunci sulle loro pagine, ottenendo in questo caso il 100% dei ricavi.
La traiettoria che Chime.in ha deciso di intercettare è lineare: ogni utente condivide e commenta contenuti a seconda dell’argomento trattato, l’attenzione degli utenti si coagula attorno ad argomenti il più possibile specifici, gli annunci pubblicitari vengono scelti ed esposti a seconda del pubblico che popola le varie piazze tematiche virtuali.
Questo approccio funziona? A giudicare dai 25 milioni di chimes (letteralmente “scampanio”, ma in inglese “chime in” significa “intervenire”) si direbbe di sì. Chime.in ti permette di sapere, ad esempio, se il tuo contatto esperto di cinema ha postato una nuova recensione di un film in uscita, senza obbligarti a sapere anche che sua figlia ha fatto il primo ruttino (con tanto di foto allegata) come invece avviene su Facebook. Chime.in è infatti studiato in modo da aiutarti a filtrare in automatico tutta la spazzatura che i tuoi contatti (e tu stesso) condividono in rete ogni giorno.
Ci sono ancora molti spigoli da limare (soprattutto a livello di organizzazione grafica delle pagine profilo) e ancora non è chiaro se il sistema di monetizzazione funzionerà a dovere. Il verdetto sarà pronto nel 2012, quando Chime.in verrà ufficialmente rilasciato nella sua versione completa.
- Giovedì 10 Novembre 2011
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