Dal paraschiena al D-Air Street: viaggio al centro delle tecnologie Dainese - REPORTAGE

(Credits: Luciano Lombardi)

(Credits: Luciano Lombardi)

C’è una succosa new entry, in casa Dainese, che - aldilà delle eccezionalità che offre di per sé - ci ha convinti a partire per un lungo viaggio all’interno di questa azienda. Fino al suo intimo, cioè laddove le sue tecnologie applicate alla sicurezza nascono e prendono forma.

E’ già un presente di primati quello del D-Air Street, la piattaforma di protezione per i motociclisti “stradali” di cui sopra, e non poteva andare diversamente vista la sua genesi, avvenuta in un contesto produttivo che ai primati e alle pietre miliari è abituato da 40 anni. Fin dal giorno, cioè, in cui Lino Dainese, il fondatore, ebbe un’intuizione che per certi versi può essere assimilata a quella dell’altro celebre suo conterraneo (from Treviso) che cancellò di colpo l’austerità della maglieria con uno sprazzo di colore.

Troppo nero e troppo anonimo l’abbigliamento dei motociclisti, riflettè il patron del gruppo vicentino. Il che può anche andar bene quando si tratta di andare in pista, ma se parliamo di strada ecco che il colore, grazie al quale la visibilità di chi guida agli occhi del mondo esterno cresce e non di poco, diventa un grande plus a favore della sicurezza. La linea è tracciata e, da lì a breve, il passaggio dal bianco e nero al multicolor è tangibile sulle piste e sulle strade di tutto il mondo.

Poi arrivano gli anni ‘80 e con loro il paraschiena, nato da un’osservazione, per così dire, naturalistica: la corazza dell’armadillo.

Un decennio dopo, ecco un’ulteriore importante pietra miliare, il trasferimento in altri campi di quanto appreso studiando i piloti delle due ruote: sci, bicicletta, equitazione.

Il nuovo millennio si apre all’insegna di un’altra grande intuizione: l’aria fa bene alle ossa. E non in senso lato. Bensì, nello specifico, quando è utilizzata all’interno di speciali airbag integrati nell’abbigliamento tecnico (tuta in pelle, giacche e gilet).

Si comincia con il cuscino che protegge le spalle dei piloti professionisti come pure quelli della domenica che caratterizza il D-Air Racing e si arriva ai primi di questo mese con la presentazione ufficiale del D-Air Street. Del primo dei due siamo fan e utilizzatori, mentre la versione “stradale” abbiamo avuto il privilegio di vederla ai raggi-X direttamente nell’area Ricerca & Sviluppo dell’azienda.

Il primo contatto lo abbiamo avuto nella sede di Molvena. Attraversando le stanze in cui si progettano i modelli e gli algoritmi, si studiano, si tagliano, si cuciono e si assemblano i materiali e le forme delle protezioni e dei capi di vestiario tecnico del futuro, “atterriamo” nel laboratorio in cui vengono effettuati i test di impatto.

Il responsabile dell’area ci fa assistere a una simulazione del suo funzionamento, tesa a farci constatare come, con l’aiuto degli strumenti di misurazione elettronica, sia i tempi di apertura (in caso di impatto, il sistema raggiunge la piena protettività in 45 millisecondi, a fronte degli 80 oltre i quali una protezione basata su airbag è inefficace) che i valori di resistenza del cuscino d’aria nel momento in cui si gonfia su schiena e gabbia toracica sono ampiamente nei limiti imposti dalle normative. Un po’ di altre cifre, raccolte anche grazie a David Manzardo, product manager hardware del gruppo:

- 2: le unità sensoristiche
- 10: i brevetti specifici che proteggono le caratteristiche tecniche della piattaforma
- 12: il volume dei sacchi ad altra pressione
- 32: i crash test condotti in conformità allo standard Iso 13232 per la verifica dell’efficacia protettiva
- 75%: la riduzione della forza trasmessa alla schiena rispetto a un protettore di livello 2
- 87%: la riduzione della forza trasmessa al torace
- 975 le misure di test per verificare che il sistema si attivi soltanto quando richiesto
- 150.000: i chilometri percorsi per verificare l’affidabilità della piattaforma.

Dal lab passiamo prima allo show room nel quale sono esposti i vari capi in cui l’airbag verrà integrato (gilet, giacca in cordura, giacca in cordura e Gore-Tex) e poi in strada per scoprire come la prima “metà” della piattaforma, cioè quella indossata dal pilota, si interfaccia - via wireless - con la dashboard digitale che va installata sul motociclo - uno scooter, nella fattispecie - assieme ai vari sensori che rilevano l’eventuale situazione di pericolo e consentono di “dare il la” alla procedura che culmina nel gonfiaggio delle sacche d’aria protettive.

E’ proprio questo mix di elementi elettronici, meccanici ed ergonomici che ha portato gli uomini della tecnica e del marketing Dainese a parlare di piattaforma, pardon vestito, “intelligente”, perché in grado di proteggere chi ne usufruisce, indossandola, quando non è in grado di controllare ciò che accade, indipendentemente dalla sua volontà. “Rispetto alla versione ‘da pista’ - ci spiega ancora Manzardo - lo Street ha richiesto uno studio e un iter di sviluppo più complesso, per via della ben maggiore varietà di rischi in cui si può incorrere su un percorso stradale rispetto a un circuito”.

Tutto ciò è già pronto per essere esportato dall’asfalto alla neve. Nella stagione in corso, in collaborazione con la FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), Dainese sta acquisendo i dati necessari a studiare le peculiriarità delle dinamiche “sciistiche”, con l’obiettivo di arrivare - entro un paio d’anni - alla commercializzazione di un D-Air Snow (il nome è ipotetico e frutto della nostra fantasia).

Tra una dimostrazione e l’altra troviamo anche il tempo di venire accompagnati just for fun in un luogo quasi sacro per un vero appassionato di motociclismo, “la stanza” in cui sono conservate le tute di tutti i piloti che corrono o hanno corso affidandosi a Dainese. Nel gruppo, anche qualche “chicca”, come la tuta (e lo stivale) che indossava Valentino Rossi in una delle giornate più nere della sua carriera, quella della frattura della gamba al Mugello.

Concludiamo la nostra visita tornando alla sede vicentina del gruppo, dove troviamo un’altra eccellenza tecnolgica, questa volta non già prestata a un prodotto ma all’intero ciclo produttivo. E’ concentrata nell’avveniristico cubo che ospita il cuore delle attività logistiche. Più che in un magazzino qui sembra di stare in un teatro di posa ai piedi di una scenografia che sta a metà strada tra Blade Runner e una sala operatoria, tra carrelli elevatori che si spostano da uno scaffale all’altro senza che vi sia bisogno di alcunchì alla guida e caschi, guanti, tute che entro 48 ore al massimo arriveranno a destinazione. In tutto il mondo.

Il test di resistenza dei sacchi d’aria che costituiscono il cuore del sistema D-Air Street:

  • biker
  • Giovedì 17 Novembre 2011

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