Addio focaccia, bye bye pizza e lasagne, a mai più panino con la mortadella: se pensate che per evitare il glutine sia sufficiente eliminare questi alimenti vi sbagliate di grosso. Me ne sono resa conto sulla mia pelle quando più di sei anni fa mio figlio e io abbiamo ricevuto la nostra diagnosi di celiachia e da allora abbiamo cominciato contro il glutine una guerra senza quartiere.
Il glutine, che suscita nei celiaci una reazione autoimmune e provoca lesioni alle pareti intestinali, è un ottimo addensante, per questo l’industria alimentare fino a oggi ne ha fatto un uso indiscriminato. Inoltre se in uno stabilimento vengono prodotti alimenti che contengono farina di uno o più cereali con glutine, anche il resto della produzione è a rischio per via delle potenziali contaminazioni. Le conseguenze sono facili da intuire: l’odiata proteina può essere nascosta praticamente ovunque, dalle caramelle ai dadi da brodo, dalle sottilette ai ghiaccioli, dall’uovo di Pasqua alla pancetta.
Paradossalmente è più facile sostituire gli alimenti proibiti con i loro corrispettivi gluten free, dalla pasta al pane alla pizza, piuttosto che lanciarsi nel percorso a ostacoli rappresentato dalla spesa di alimenti industriali dove il glutine, anche quando non è tra gli ingredienti, è però sempre in agguato.
Il ministero della Salute fornisce ai celiaci ogni mese un buono da spendere in farmacia per l’acquisto di pane, pasta, cracker e merendine. Se da un lato questo rappresenta un grande aiuto per le famiglie, dall’altro obbliga a scegliere, a spese dello Stato, solo alimenti di quelle particolari marche presenti in farmacia, a prezzi stratosferici. Mezzo chilo di pasta costa più di 5 euro e, anche se non li sborso di tasca mia, e anzi proprio perché sono a carico della comunità, trovo che sia un prezzo fuori dal mondo.
L’Associazione italiana celiachia pubblica un prontuario degli alimenti che sono considerati sicuri. Vi compaiono i prodotti di cui le aziende certificano l’assenza di glutine nella preparazione e assicurano che non vi sia rischio di contaminazione. Da quando esiste anche in forma di App per smartphone, costantemente aggiornata, fare la spesa al supermercato per me è diventato più facile. Posso digitare la marca, oppure il nome del prodotto e se si trova nella lista posso comprarlo tranquilla. Ora che anche alcune catene di supermercati hanno finalmente cominciato a produrre linee di prodotti senza glutine, di cui in casa mia si fa un consumo sfrenato, non possiamo lamentarci della mancanza di offerta.
Resta però senza risposta la domanda che a me sembra più ovvia: perché non obblighiamo finalmente le aziende a dichiarare il glutine, quando è presente? In questo modo tutti i prodotti che non lo dichiarano potranno automaticamente essere considerati sicuri e non ci sarà più bisogno di collegarsi a internet ogni volta che si compra un purè in busta.
Anche andare al ristorante può essere un’esperienza frustrante: non tutti sanno che cosa sia la celiachia né il glutine; chi è a conoscenza del problema non è detto che sappia come evitare possibili contaminazioni. Comunque in Italia sono in aumento i ristoratori che vedono nell’offerta di cibi adatti ai celiaci un’opportunità invece che un onere. Come mi disse tempo fa un ristoratore genovese con un locale in zona Acquario: “Se arriva un pullman di 50 turisti e uno di loro è celiaco, andranno tutti a mangiare in un ristorante che offre anche opzioni senza glutine, e invece di guadagnare un cliente noi ne guadagniamo 50″.
Ma non è lo stesso in tutti i paesi. In Francia, per esempio, ne sanno poco o niente, e ordinare da mangiare in un ristorante parigino è un’impresa: appena finisci di spiegargli che sei allergico alla farina, la prima cosa che il cameriere ti porta è il cestino del pane, e quando arriva il sorbetto a fine pasto sei costretto a rimandarlo indietro per via del biscottone di cialda conficcato dentro come decoro. Prevedo molto lavoro per i gastroenterologi francesi negli anni a venire.
Assai più attenti alle intolleranze alimentari sono invece gli americani: sia in California sia a New York io e la mia famiglia abbiamo trovato ristoranti, pizzerie e catene di fast food che offrivano opzioni gluten-free. Perfino a Malta, paese che per il resto non brilla decisamente per modernità, in diversi ristoranti della Valletta hanno pasta senza glutine che cuociono in pentole separate.
Le feste di compleanno rappresentano una sfida di livello superiore. Ogni madre di celiaco si trova di fronte a un bivio: fare da sé oppure prepararsi a sborsare parecchi soldi per procurarsi una torta dall’unico pasticciere abilitato, che probabilmente si trova dalla parte opposta della città. Io, che dal forno cerco di tenermi il più lontano possibile, finisco per coprire lunghe distanze sui mezzi pubblici e separarmi da parecchi euro ogni volta che mio figlio deve spegnere le candeline.
Infine lasciatemi affrontare una questione non proprio secondaria, dal momento che si tratta di cibo: il sapore. Il vostro collega che in mensa sgranocchia sconsolato quelle rondelle che sembrano fatte di polistirolo vi fa pena? Come darvi torto? Le gallette di riso sanno di segatura, le cialdine di grano saraceno hanno la consistenza e il sapore del cartone pressato, la pasta senza glutine passa in una frazione di secondo dall’essere dura all’essere frolla: il concetto di “al dente” va dimenticato in fretta.
Tutto questo però sta migliorando, molti prodotti uniscono sicurezza e sapore e poi, sapete come si dice, ci si abitua a tutto. Mio figlio non ha mai assaggiato la focaccia il che, abitando a Genova, fa di lui l’equivalente di un alieno, non mai mangiato gli spaghetti Barilla né addentato una brioche di pasticceria. Non avendole mai provate mi illudo che queste cose non gli manchino. Io, che pure le ho mangiate per trent’anni, ormai non me le ricordo più.
In questi tempi di crisi ho un consiglio da offrire a qualche giovane amante della buona cucina per una start up di sicuro successo: aprite nella vostra città un locale che offra prodotti senza glutine fatti con cura, usando buoni ingredienti, con un’attenzione particolare al gusto e alla presentazione. E’ una nicchia di mercato che oggi può sembrare ancora troppo stretta per essere redditizia, ma visti i ritmi vertiginosi ai quali aumentano le diagnosi prevedo che non ve ne pentirete.
- Martedì 22 Novembre 2011

Fotofocus: l‘amore per la fotografia diventa un‘esperienza imperdibile


Tutto sul nuovissimo iPad 3
SCOTT-AMUNDSEN, UNA SFIDA D’ALTRI TEMPI
LE RISPOSTE DELLA PSICOLOGIA POSITIVA
STORIE DI ANIMALI
Fotocamere digitali: le nostre prove








Obesi: siamo sempre di più
Videogiochi: le news!

Animali: le foto più belle
Scienza: le buone notizie del 2011
Le foto più belle ogni settimana
Un anno di... Smartphone, videogiochi, social network...
Addio a Steve Jobs, lo speciale di Panorama.it
IL MEGLIO DEL 2011





Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 23 Novembre 2011 alle 3:26 simone882 ha scritto:
SALVE
Sono Simone e non soffro di celiachia ma purtroppo soffro di altre allergie alimentari che provocano gli stessi effetti della celiachia,gli alimenti che non posso mangiare sono:
latte e derivati e quindi tutto ciò che contiene latte,uovo e tutto ciò che contiene uovo,crostacei e derivati,mela e derivati,arachide e derivati,pomodoro e derivati.Mangiando uno di questi alimenti mi provocano diarrea dolori addominali ecc.Vi elenco tutti questi alimenti per far capire a chi legge la difficoltà che ho ogni giorno a trovare qualcosa da mangiare che non mi faccia male.Posso dire che sono quasi esasperato da questa situazione che andando avanti nel tempo non migliora,e la cosa che mi più sconforta,è la mancanza di una cura sia per la celiachia che per le altre forme di allergie,spero che la medicina trovi una cura per questa malattia perchè ci sono persone come me che non possono condurre una vita normale visto i danni che provoca questa malattia.
cordiali saluti SIMONE SERRATORE
Il 23 Novembre 2011 alle 10:23 marta.buonadonna ha scritto:
Sugli allergeni occorrerebbero etichette più chiare e scritte grosse: fare la spesa non può essere un incubo. Siccome allergici e intolleranti sono in aumento credo e spero che l’industria si deciderà a tenere in maggior conto una fetta crescente di potenziali clienti che al momento sono ancora costretti a “navigare a vista”, ma un domani potrebbero diventare acquirenti fedeli delle marche di cui sanno di potersi fidare.
Il 23 Novembre 2011 alle 15:03 campanaro ha scritto:
buongiorno
Il 23 Novembre 2011 alle 15:12 campanaro ha scritto:
Buongiorno,
sono un ristoratore di Asti da poco entrato a far parte del circuito AIC e al momento anche l’ unico della mia città.Pensare che l’ ASL locale ha offerto a tutti gli esercizi commerciali della provincia il corso completo con tanto di controlli effettuati in concomitanza dei responsabili AIC di Torino e alla fine ci siamo ritrovati da soli a concludere il progetto.Da un lato meglio così ma la dice lunga sulla scarsa attenzione al problema.
Comunque dal 2012 sarà obbligatoria sull’ etichetta di tutti i prodotti alimentari l’ indicazione degli allergeni contenuti e quindi anche il glutine e questo renderà la vita più facile a parecchie persone.D’ altronde anche io devo fare attenzione a cosa acquisto per la mia attività e sovente nei supermercati e cash and carry trovo sullo stesso scaffale prodotti senza glutine
insieme a quelli che lo contengono.Pensare che basterebbe solo un pò più di attenzione.Distinti saluti. Duilio
Il 20 Aprile 2012 alle 10:27 Celiachia: e se fosse colpa degli Ogm? | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] Leggi anche: La mia vita senza glutine [...]
Il 20 Aprile 2012 alle 10:28 - Vivi Capena ha scritto:
[...] Leggi anche: La mia vita senza glutine [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.