
credits: Klout
Non bastassero le montagne russe dello spread, ora anche i social network hanno la loro agenzia di rating. Klout è un servizio web che ti permette di conoscere nel dettaglio quanto sia vasta la tua influenza nei vari social network. A seconda del numero di contatti su Facebook, di quanti e quali dei tuoi cinguettii vengono ritwittati, della probabilità che i tuoi interventi vengano amplificati da altri utenti, Klout ti da un voto che va da 1 a 100, neanche si trattasse di un esame di maturità. Da oggi, inoltre, alle materie d’esame si è aggiunto anche Google+.
Perché sì, avanti, ammettilo: superati i 400 contatti su Facebook hai cominciato a domandarti quanta gente seguisse assiduamente i tuoi imperdibili status update. Ammettilo, la prima volta che un tuo tweet è stato ritwittato cinque volte nel giro di un’ora, hai cominciato a credere di essere il nuovo guru della rete. Sopraffatto dall’entusiasmo, hai cominciato a twittare come un fringuello fatto di crack, non hai ricevuto alcun feedback e hai cominciato a chiederti quanto tu sia effettivamente influente sui tuoi svariati contatti. Ecco, Klout è in grado di darti una risposta, ma attento, è probabile che non ti piacerà.
Per fare le sue valutazioni, Klout sfrutta un algoritmo chiamato PeopleRank che misura quante persone siano influenzate dalla tua attività nelle reti sociali, quanto tu sia in grado di influenzarle e quanto esse siano a loro volta influenti. Analizzando 2,7 miliardi tra contenuti e connessioni, Klout rivela quale sia la reale portata della tua influenza (puoi anche avere 500 follower su Twitter, ma può darsi che solo una sessantina siano effettivamente influenzati da quello che posti) e la probabilità che i tuoi contenuti vengano amplificati (quante persone condividono i tuoi contenuti, e quali? Se un tuo contatto non ritwitta mai nulla, ma ritwitta un tuo intervento, il tuo punteggio salirà significativamente.)
Inoltre, Klout individua i settori in cui sei più influente e rielabora tutti le informazioni estraibili dai tuoi account per decidere che tipo di utente tu sia. Si va dall’Osservatore(da 0 a 25, si limita a leggiucchiare e a condividere qualche contenuto) alla Celebrità (da 75 a 100, la palma d’oro spetta a YouTube). A un livello intermedio si trovano invece il Curatore (ritwitta e ricondivide tutto l’immaginabile, una sorta di megafono perfetto della parola condivisa) e lo Specialista (solitamente un giornalista, nel suo settore è tra i più seguiti e influenti).
La scelta di inserire una sorta di percorso di crescita, sulla falsa riga dei giochi di ruolo, non è un caso. Nell’irrefrenabile corsa alla gamification di ogni possibile servizio (si tratti di Foursquare, Google News o di un’app per ordinare la pizza), i servizi come Klout trasformano quella che ormai è diventata un’attività quotidiana e naturale (il social networking) in una sorta di competizione a cuor leggero, dove ci si fa la guerra tra contatti per vedere chi riesce a far orbitare più utenti satelliti attorno al proprio centro di gravità. Se l’utilità di tutto ciò può sfuggire parlando di comuni utenti, diventa invece palese nel caso di brand o personalità della rete (conosco colleghi che sarebbero pronti a uccidere per un punticino in più su Klout).
Uno strumento per tastare il polso della rete, insomma, per capire che posizione si sta occupando nella piazza multidimensionale delle piattaforme condivise, una sorta di bastone da rabdomante per capire in quale direzione scorrono i contenuti. Non è un caso se in queste ore Klout abbia deciso di integrare nei suoi punteggi anche l’attività della nuova piazza di Google+, soprattutto considerando il successo riscontrato dalle nuove Brand Pages.
- Mercoledì 23 Novembre 2011
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