- Tags: cellulari, oncologia, Riccardo Riccardi, salute, tumori
- Un commento
Panorama.it ha intervistato Riccardo Riccardi, dirigente della Struttura complessa di Oncologia pediatrica presso il Policlinico Gemelli di Roma e professore ordinario di Pediatria Generale all’Università cattolica del Sacro Cuore.
Professore, il Consiglio superiore di Sanità invita alla prudenza nell’uso dei cellulari nei bambini, anche in assenza di prove definitive sul rischio cancro. Lei cosa ne pensa?
Sono stati fatti una serie di studi tutto sommato inconcludenti perché il legame tra cellulari e tumore non è un cosa facile da dimostrare. L’evento tumore è già di per sé un evento raro, poi ci sono considerazioni da fare sull’uso del cellulare. Se uno sta sei ore al giorno al telefono è un discorso diverso dal passarci pochi minuti. Lo stesso concetto è valido per le radiazioni, o il sole. La quantità dell’esposizione conta, ed è difficile da valutare. Uno può dire che usa il cellulare, ma è difficile monitorarne l’uso effettivo.
Quali sono i tumori che si riscontrano più frequentemente in età pediatrica?
Per fortuna nei bambini l’incidenza è molto limitata: intorno all’1-2% di tutti i tumori umani. Stiamo parlando di 150 casi l’anno per milione di bambini da 1 a 14 anni. La leucemia linfatica acuta è il tumore che incontriamo con maggior frequenza, mentre quelle di tipo cerebrale costituiscono circa un quarto di tutti le neoplasie pediatriche.
Ma i casi sono in aumento?
C’è un leggero aumento dei tumori pediatrici che si calcola intorno circa all’1-2% annuo. Dal punto di vista numerico, anche se sappiamo che dietro i numeri ci sono bambini e famiglie, restiamo su cifre molto basse. In Italia grosso modo si registrano 1.300-1.400 nuovi casi l’anno, quindi un aumento dell’1% significa 14 casi in più.
Quali possono essere le cause?
Non è noto. L’inquinamento in generale, ma anche le onde elettromagnetiche, però non è mai stato dimostrato. In mancanza di prove definitive la regola dovrebbe essere questa: se si può è meglio evitare di far usare il cellulare ai bambini. E’ anche una questione culturale: in Giappone ho visto bambini che già a 4-5 anni usano il cellulare. Ma è sbagliato considerarlo un oggetto come un altro; del resto vi sono tante altre cose che possono avere un potere cancerogeno e alle quali magari non pensiamo. Senza fare terrorismo, per esempio scaldare il latte nel microonde nel biberon di plastica può liberare sostanze.
Perché nei bambini l’uso del cellulare comporta un rischio maggiore?
L’unico rischio sicuro è quello legato alle radiazioni ionizzanti a certe dosi (sprigionate per esempio in caso di incidente nucleare, n.d.r.). Poi si è visto che le onde elttromagnetche in modelli animali possono creare alterazioni. Ma anche parlando di onde elettromagnetiche create da alte tensioni, è poco dimostrabile l’aumento di tumori nei bambini, molto dipende dalla distanza. Quello che invece è noto è che nei topi esposti alle onde elettromagnetiche si notano disorganizzazione del pensiero, difficoltà di concentrazione, disturbo dell’attenzione. Forse ci stiamo occupando troppo dell’aspetto oncologico ma nessuno ha mai valutato la difficoltà di ragionamento potenzialmente indotta dall’esposizione a questo tipo di radiazioni.
Nel dubbio quindi meglio limitare l’uso dei cellulari?
Visto che ai bambini il cellulare non è necessario, trovo che instauri anche un meccanismo diseducativo. Uno dei problemi principali dell’infanzia è l’isolamento legato alla tecnologia imperante. I ragazzi si scambiano messaggini o passano ore su internet e non sanno a volte neanche parlare o scrivere una frase compiuta. La società dovrebbe considerare che tutti i meccanismi di isolamento sono negativi dal punto di vista psicologico.
- Martedì 29 Novembre 2011

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Il 1 Dicembre 2011 alle 11:26 Polab srl » Uso dei cellulari e rischi per la salute ha scritto:
[...] Cellulari e bambini: quali rischi – blog.panorama.it [...]
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