Creative Commons compie dieci anni, in arrivo la versione 4.0

credits: creative commons

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Sono passati 10 anni esatti da quel 16 dicembre 2002 in cui, tramite un comunicato stampa, veniva reso pubblico il primo set di licenze Creative Commons. “Il Creative Commons fornirà un set di strumenti gratuiti che permetteranno ad autori e creatori di contenuti di condividere con il pubblico aspetti del proprio lavoro protetto da copyright” si leggeva nel comunicato, l’obiettivo, in sostanza era quello di “promuovere un innovativo riutilizzo di tutte le forme di lavoro intellettuale, sbloccando il potenziale derivante dalla condivisione e dalla trasformazione produttiva del lavoro altrui.

In questi dieci anni è successo di tutto: c’è stato l’avvento del web 2.0, i social network hanno fornito terreno assai fertile alla libera condivisione di contenuti, piattaforme come Flickr hanno sdoganato il concetto di “attribuzione” e il “condividi allo stesso modo”, i primi servizi di pubblicazione di ebook online hanno esteso le possibilità di fruizione e riutilizzo di opere intellettuali. I contenuti diffusi in tutto il mondo con le licenze Creative Commons sono ormai più di 350 milioni, e con l’introduzione, nel 2007, della versione 3.0, diversi governi hanno adottato le licenze CC per lanciare progetti di trasparenza amministrativa.

Oggi, nei cantieri Creative Commons è in costruzione la versione 4.0 che si occuperà di limare tutti gli angoli che oggi pongono un freno a una più massiccia diffusione del modello CC. La parola d’ordine della nuova versione sarà internazionalizzazione. Dal momento che le leggi sul copyright variano sensibilmente da una nazione all’altra, fino ad oggi Creative Commons ha sviluppato delle versioni riadattate delle sue licenze per far sì che potessero essere applicate in qualsiasi paese. In 10 anni sono statiprodotti 550 diversi adattamenti delle licenze CC, un numero insostenibile, soprattutto se si considera che è necessario produrre un adattamento per ogni tipo di licenza, versione e paese interessato. Per questo motivo, la versione 4.0 concentrerà il grosso delle energie sulla risoluzione di questa distanza legislativa.

Oltre a questo, da Creative Commons assicurano che la nuova versione promuoverà l’interoperabilità tra le licenze CC e le licenze di altro tipo, una prolungata durata della validità delle licenze e introdurrà nuove possibilità per l’applicazione dei principi Creative Commons in ambito educativo e amministrativo.

Inoltre, la nuova versione affronterà uno dei problemi più spinosi in fatto di diritto d’autore, la protezione dei database. In molte nazioni del mondo infatti i database come le enciclopedie, gli archivi online e pure gli elenchi del telefono non vengono protetti da copyright, ma da una forma di diritto sui generis che, pur non riconoscendo al creatore di un database alcun impegno creativo, riconosce il lavoro e gli investimenti necessari a produrlo.

Insomma, sembra passata un’infinità di tempo da quando, nel 1709, venne per la prima volta istituita una legge che impediva a chiunque non fosse depositario di un’opera di ingegno, di riprodurne copie prima di altri 14 anni.

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