
credits: cgpix @ Flickr
Mentre Malcom Gladwell e Clay Shirky continuano a scornarsi sulla possibilità che una rivoluzione venga o meno portata avanti a colpi di Twitter, mentre decine di improvvisati guru del mediattivismo si battono il petto dicendo di aver trovato il social network perfetto per comunicare in sicurezza durante le proteste, gli attivisti del movimento Occupy Wall Street hanno deciso di sviluppare un proprio social network, studiato appositamente per tutelare i suoi partecipanti e la sicurezza delle loro comunicazioni.
Sull’onda di altri social network seminali come l’eterna promessa Diaspora*, lo sviluppatore web Ed Knutson e altri tecnici legati al movimento Occupy Wall Street stanno lavorando a Global Square, una piattaforma globale open source dedicata ai movimenti Occupy di tutto il mondo.
Global Square avrà l’architettura base di un social network, un feed in primo piano che evidenzia gli status update (o i contenuti) più rilevanti, pagine dedicate a ogni piazza e a ogni ramo del movimento e un sistema di messaggistica interna atto a garantire la sicurezza delle comunicazione tra attivisti e gruppi. La piattaforma sarà dotata di una mappa interattiva per individuare con facilità le piazze attive e attingere a informazioni geolocalizzate. Inoltre, fornirà agli attivisti uno spazio sicuro per discutere collegialmente le decisioni tramite forum o tramite sondaggio.
Per l’autenticazione, Global Square si affiderà alle tecnologie Open ID e OAuth, con l’obiettivo principale di garantire l’accesso alla piattaforma solo a persone fidate (si potrà accedere solo se invitati da un membro fidato del movimento).
Ma Global Square non si occuperà solo di mettere in contatto sicuro gli attivisti di ogni piazza virtuale del mondo, consentirà anche una più facile condivisione di contenuti come video, articoli, testimonianze e informazioni particolari tra software e paesi diversi. Per fare ciò il software di Global Square sfrutta un sistema di etichettamento universale noto come RDF (Resource Description Framework), utile perché permette di rendere qualsiasi contenuto raggiungibile a prescindere dal software con cui è stato pubblicato e dal linguaggio.
L’urgenza con cui Knutson e colleghi stanno lavorando a Global Square è del tutto comprensibile, soprattutto dopo gli ultimi chiari di luna. Dopo l’accordo stretto tra Facebook e il Data Protection Commissioner irlandese (che non allontana di un centimetro i timori sulla privacy), dopo le inquietanti rivelazioni di Wikileaks sull’esistenza (e l’operatività) di un sistema di intercettazione di massa globale, dopo che Twitter ha ricevuto pressioni dal procuratore distrettuale della contea del Suffolk, in Massachusetts, affinché consegnasse alle autorità nominativi e informazioni relative agli attivisti di OccupyBoston, è ormai chiaro quanto i social media più gettonati siano tutto fuorché sicuri per qualunque media attivista (egiziano o nordamericano che sia).
Per il movimento Occupy, dunque, la creazione di un canale di comunicazione globale di proprietà non è più un’alternativa, ma una necessità.
- Mercoledì 28 Dicembre 2011
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Commenti
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Il 18 Febbraio 2012 alle 18:43 Virality: international media coverage of The Global Square | Reflections on a Revolution ROAR ha scritto:
[...] di Occupy Wall Street lavorano a un loro Facebook Federico Guerrini, La Stampa, December 30, 2011Occupy Wall Street lavora a Global Square, un Facebook al riparo da occhi indiscreti Fabbio Deotto, Panorama, December 28, 2011German:Netzwelt-Ticker: Neue Internet-Plattform: Occupy [...]
Il 23 Marzo 2012 alle 20:27 404 System Error Invites Canadians Help Build the Global Square | 404 System Error ha scritto:
[...] Occupy Wall Street lavora a Global Square, un Facebook al riparo da occhi indiscreti Fabbio Deotto, Panorama, December 28, 2011 [...]
Il 6 Aprile 2012 alle 3:56 The Global Square: a social network for protesters ha scritto:
[...] [...]
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