Da farmaci già in uso una nuova chiave anti-cancro

Foto: Flickr

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Una grande quantità di farmaci già utilizzati per i disturbi più disparati potrebbe costituire un prezioso bacino per la ricerca di principi attivi da impiegare contro il cancro della tiroide. Lo afferma uno studio in via di pubblicazione sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, che conferma il riposizionamento di molecole e farmaci già esistenti come un metodo ricco di prospettive per la ricerca di nuove cure contro il cancro.

A volte i farmaci si scoprono in maniera fortuita, come nel caso del Viagra, medicina messa a punto per curare i problemi di cuore che si dimostrò poco efficace per l’angina pectoris, ma in compenso mostrò interessantissimi effetti collaterali. Molto più spesso, però, la scoperta di nuove molecole in grado di tenere a bada o guarire una malattia è parte di un processo lungo, complicato e costoso.

Siccome ormai sappiamo che una molecola non ha un unico effetto, anche se non ne conosciamo tutti gli altri potenziali utilizzi, un ramo della medicina sta cominciando a considerare come valido il metodo di setacciare le migliaia di composti chimici già approvati e in uso per scoprire se sono in grado di curare anche altre malattie oltre a quelle per le quali sono stati messi a punto o vengono già prescritti.

Lo studio in questione ha preso in esame 2.816 tra farmaci e principi attivi approvati, contenuti nella raccolta farmaceutica del Chemical Genomics Center dell’americano National Institute of Health. Gli studiosi sono andati alla ricerca di agenti chimici con un effetto anti-cancro in linee cellulari di cancro della tiroide.

“A quanto ne sappiamo, questo è il primo studio che impieghi una così ampia raccolta di farmaci ad uso clinico per testare l’effetto antiproliferativo su cellule tumorali“, ha dichiarato Electron Kebebew, autore principale dello studio, a capo della sezione di Oncologia Endocrina presso il National Cancer Institute di Bethesda, nello stato del Maryland. I composti così selezionati per la loro attività anti-cancro, aggiunge Kebebew, “rappresentano possibili opportunità di riposizionare questi farmaci per la cura di pazienti con forme di cancro alla tiroide aggressive o ricorrenti o con metastasi”.

I ricercatori hanno utilizzato uno screening quantitativo a elevato rendimento per esaminare i composti a concentrazioni multiple. Grazie a questo approccio hanno trovato molti agenti chimici per diverse categorie terapeutiche e modalità di azione che risultavano avere un effetto anti-cancro.

La scoperta apre la strada per lo svolgimento di trial clinici e in alcuni casi per nuovi usi “off-label”, ovvero l’impiego di farmaci esistenti per usi diversi da quelli per i quali sono stati prescritti finora. E Kebebew ipotizza che questo metodo di screening di molecole già note possa “permettere in futuro di identificare nuove terapie non solo per il cancro ma anche per molte altre malattie”.

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