La differenza fra Twitter e Facebook? Provo a spiegarvela in cinque punti

(Credits: Lapresse)

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Trita-techSe hai già un profilo Twitter o sei comunque un habitué di questo blog puoi anche fermarti qui. Probabilmente sai già tutto di quello che sto per scrivere. Ma se invece sei fra coloro che si domandano perché mai tutti (noi compresi) continuano a parlare di questo social network visto che c’è già Facebook che funziona a meraviglia…beh, allora vai pure avanti a leggere. Forse c’è qualcosa che può interessarti.

Punto primo: Twitter è diverso da Facebook

Bella scoperta. Sì però è necessario ribadirlo visto che gli addetti ai lavori (media in primis) sono abituati a fare di tutta un’erba un fascio quando si tirano in ballo i social network. E invece parliamo di due mondi agli antipodi. Uno (Facebook) è una piazza virtuale che si basa sul collegamento fra due (o più) utenti: perché la comunicazione abbia inizio devo accettare la tua richiesta di amicizia, o viceversa. L’altro (Twitter) non prevede nessun obbligo di reciprocità: significa che posso essere follower di Valentino Rossi, senza che lui nemmeno sappia chi sono.

Punto secondo: a Twitter non interessano i tuoi pensieri esistenziali

Il risultato di quello che ho scritto poc’anzi è un modello di comunicazione da-uno-a-molti nel quale tutti possono seguire tutti [ecco i 30 nomi da non perdere, secondo noi]. E che proprio per questo diventa molto selettivo quando si tratta di valutare i contributi. Se all’interno di Facebook tutto fa brodo, su Twitter quel brodo rischia di annacquarsi. Insomma se pensi di iscriverti a Twitter per far conoscere a tutto il mondo gli effetti sul tuo intestino dell’impepata di cozze del cenone di Capodanno lascia perdere. Sarebbe come lanciare un sassolino in un oceano. Nessuno se ne accorgerebbe, a parte quei quattro amici che hanno deciso di seguirti pure qui. Se invece hai qualcosa di più importante da dire, qualcosa capace di suscitare interesse, o addirittura uno scoop, allora sei nel posto giusto: non c’è strumento migliore di Twitter per comunicare in tempo reale. Ne sa qualcosa l’uomo che non sapeva di essere il vicino di casa Bin Laden o tutti i vari utenti che grazie a Twitter hanno avuto il loro momento di gloria planetaria.

Punto terzo: cinguettare non è obbligatorio (cioè, puoi limitarti ad ascoltare)

Molti utenti non si iscrivono a Twitter per paura di dover a tutti costi far sentire la propria voce. Il fatto è che Twitter può essere usato tranquillamente anche da chi non ha voglia o tempo di intervenire in prima persona. Lo dimostrano i numeri: allo stato attuale meno dell’1% degli iscritti pubblica il 50% dei cinguettii. Il resto? Si limita ad ascoltare. In questo senso, chiarisce molto bene Bill Gurley nel suo blog, Twitter può essere considerato un’evoluzione dei feed RSS. Qualcosa che ci permette di arrivare prima alle notizie del nostro giornalista di riferimento, agli aggiornamenti del nostro cantante preferito e così via. Se Facebook è la risorsa numero uno per ciò che concerne la nostra sfera sociale (gli amici, i familiari e i colleghi di lavoro) Twitter è il ponte fra noi e il resto del mondo, o perlomeno del mondo al quale siamo interessati.

Punto quarto: Twitter va dritto al sodo…

Altro che giochi, giochini, Timeline, impostazioni (e polemiche) sulla privacy: pochi fronzoli, siamo su Twitter. 140 caratteri, link inclusi, per comunicare [leggi le regole per cinguettare]. Prendere o lasciare. È il bello (o il brutto) di Twitter, uno strumento che piaccia o meno va all’essenza delle cose. E che proprio per questo sa essere più veloce degli altri servizi quando si tratta di dare (e ricevere) notizie.

…ma non per questo si può definire povero (punto cinque)

Pur nella sua essenzialità Twitter sa essere una risorsa straordinariamente ricca. La possibilità di ritwittare”, ovvero di (ri)pubblicare sul nostro profilo i cinguettii scritti dagli utenti che seguiamo, è senza dubbio la chiave del meccanismo virale che alimenta la comunicazione supersonica. Ma è anche il mezzo che può portarci ad espandere la nostra rete di follower/following. Se decidiamo di seguire il nostro opinionista sportivo preferito, ad esempio, ci ritroveremo a leggere i ritweet degli utenti che lui segue in prima persona. E magari vorremo diventarne a nostra volta suoi follower.

Giusto. Se volete seguirmi anche su Twitter fate pure, cercate TritaTech.

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