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Nella mia dieta detox post festività natalizie, rigorosamente fai-da-te, come sconsigliano tutti i nutrizionisti, ho appena eliminato salumi, vino e formaggio. Oggi scopro che forse sto sbagliando tutto.
Due ricerche appena pubblicate, infatti, sostengono le seguenti cose: la carenza di vitamina D (contenuta nei latticini) è legata alla depressione; un consumo moderato di vino rosso diminuisce il rischio di cancro al seno.
Cominciamo dalla vitamina D. Favorisce l’assorbimento di calcio e fosforo da parte dell’intestino e aiuta a crearne una riserva da immagazzinare nelle ossa. La sua produzione è stimolata dalla luce solare, ma alcuni cibi ne costituiscono un’ottima fonte se il sole, specialmente nei mesi invernali, dovesse far mancare il suo sostegno. Quali sono gli alimenti chiave? A parte l’olio di fegato di merluzzo, che francamente credo nessuno consumi più, hanno un buon tenore di vitamina D i pesci grassi, come il salmone, il burro, i formaggi grassi e le uova.
I ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center di Dallas, in Texas, hanno analizzato i dati di un corposo studio longitudinale, che ha arruolato oltre 12.600 partecipanti dal 2006 al 2010 e hanno scoperto che alti livelli di vitamina D erano associati con una significativa diminuzione del rischio di trovarsi uno stato depressivo, specialmente in coloro che avevano una storia di depressione.
Insomma, misurare i livelli di vitamina D in persone che hanno avuto episodi di depressione in passato può essere un buon indicatore del rischio presente. In realtà gli scienziati non sono riusciti a determinare se i bassi livelli di vitamina D contribuiscano ai sintomi depressivi o se la depressione abbassi anche i livelli di questa vitamina, e nemmeno a capire il meccanismo chimico alla base del processo.
Si sospetta però che la vitamina D incida sui neurotrasmettitori, sui marker infiammatori e su altri fattori, il che potrebbe, secondo Sherwood Brown, professore di psichiatria e autore principale dello studio, aiutare a spiegarne la relazione con la depressione.
E ora passiamo agli alcolici: si legge sul Journal of Women’s health che, a quanto emerge da una nuova ricerca del Cedars-Sinai Medical Center, un consumo moderato di vino rosso aiuterebbe a ridurre nelle donne uno dei fattori di rischio del tumore al seno. Per me questa è senz’altro una piacevole scoperta, che però contraddice quanto la scienza ci ha sempre detto finora, e cioè che il consumo alcolici aumenta i livelli di estrogeno, aprendo la strada alla crescita di cellule tumorali.
Ma ecco che entrano in gioco le sostanze contenute nella buccia e nei semi dell’uva nera: gli studiosi americani hanno scoperto che hanno il potere di abbassare leggermente i livelli di estrogeno e alzare invece quelli di testosterone nelle donne che avevano bevuto otto once di vino rosso (all’incirca un bicchiere) ogni sera per un mese. Attenzione però, il vino bianco non sortisce lo stesso effetto. Non è ovviamente un via libera al consumo indiscriminato di alcolici quello che emerge dallo studio, ma semmai un consiglio oculato per tutte le donne che si concedono un bicchiere di vino a cena: meglio rosso.
E i salumi, altra rinuncia cardine del mio remige punitivo di gennaio? Sto ancora aspettando di leggere i risultati di qualche ricerca che sostenga, chessò, che proteggono dall’Alzheimer o fanno bene al fegato. Appena li trovo sarete i primi a saperlo.
- Martedì 10 Gennaio 2012

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