Non so voi ma io me l’aspettavo. Google ha portato Google+ all’interno del suo motore di ricerca. Significa che se fra le vostre cerchie c’è un amico soprannominato er carota o er patata da oggi lo vedrete comparire magicamente su Google ogni qual volta andrete alla ricerca di ortaggi su Internet.
Dico che c’era da aspettarselo perché Google non è nuova a questo genere di commistioni e perché come abbiamo più volte sottolineato a Mountain View sono disposti a tutto pur di sfondare nel social.
Già in passato, come ricorderete, la grande G aveva cercato di salvare i suoi fallimentari propositi sociali (vedi Wave e Buzz) trasferendoli (interamente o a pezzi) all’interno dei suoi servizi di maggior successo, a cominciare da Gmail. Come dire che se Maometto non va alla montagna, allora tanto vale ribaltare la frittata.
La faccenda si sta ripetendo con Google Plus Your World. In cuor suo, insomma, Google spera che gli utenti siano molto più invogliati a utilizzare Google+ (che al momento conta poco più di 60 milioni di utenti contro gli 800 milioni di Facebook e gli oltre 100 di Twitter) visto che se lo ritroveranno un po’ dappertutto, a cominciare dalle ricerche su Internet.
La posta in gioco è alta, non solo perché c’è di mezzo il motore di ricerca più diffuso al mondo ma anche perché si tratta di una mossa che in un certo senso taglia fuori il resto della concorrenza.
Abuso di posizione dominante?
Si dirà che Google, in casa sua può fare quello che vuole; giusto, ma quando si tratta di un bene di pubblica utilità – come il motore di ricerca – sarebbe opportuno garantire pari opportunità a tutti, a cominciare da Twitter e Facebook. In fondo, sottolinea Adam Siegler in un post al vetriolo intitolato Antitrust+, non siamo molto distanti dal monopolio che aveva Microsoft sui browser prima che le autorità intervenissero chiedendo l’introduzione del famigerato Ballot Screen.
Giusto, ma come hanno reagito i rivali “sociali” di Google? Per il momento si è espressa solo Twitter, che a dire il vero non l’ha presa benissimo, anzi. Il capo del dipartimento legale del social network dei 140 caratteri parla di “una brutta giornata per Internet”:
Il perché lo spiega la stessa società in una nota:
Per anni le persone si sono affidate a Google per accedere ai risultati più rilevanti ogni qualvolta volevano trovare qualcosa su Internet. In molti casi volevano sapere qualcosa di più circa gli eventi e le breaking news. Twitter si è affermata come fonte vitale per questo genere di informazioni real-time, con più di 100 milioni di utenti che inviano 250 miloni di tweet ogni giorno su ogni argomento. Come abbiamo visto più e più volte, la notizie appaiono prima su Twitter; come risultato, gli account Twitter ed i tweet sono spesso risultati rilevanti.
La nostra preoccupazione è che come risultato dei cambiamenti introdotti da Google trovare questo tipo di informazioni sarà molto più difficile, per chiunque. Crediamo che questo sia un male per la gente, ngli editori, le organizzazioni che si occupano di news e gli utenti di Twitter.
La risposta di Google non si è fatta attendere, affidata – ovviamente – a un post su Google+:
Siamo un po’ sorpresi dai commenti di Twitter a proposito di Search Plus Your World, perché hanno scelto loro di non rinnovare l’accordo con noi la scorsa estate, e da allora abbiamo osservato le loro istruzioni rel = nofollow.
Il che – tradotto in parole povere – significa: avremmo inserito volentieri Twitter fra i risultati ma dal momento che questa estate non hanno accettato le nostre condizioni non possiamo frugare fra i loro contenuti (nel linguaggio html rel = nofollow vuol dire che un collegamento ipertestuale non deve influenzare la classificazione della pagina web del collegamento nell’indice dei motori di ricerca stessi).
Comprensibile, sotto certi punti di vista. Ma c’è un altro aspetto sul quale vale la pena soffermarsi ed è quello dei cosiddetti suggerimenti. Come avrete letto fra le funzionalità della nuova ricerca personalizzata ce n’è una – denominata Persone e Pagine Google+ (Pages and People) – che porta Google a mostrarci i contributi postati su Google+ da utenti di spicco (celebrità, ma anche semplici utenti particolarmente attivi) quando viene interrogato su determinati argomenti. Significa che se digitate la parola “musica” sul motore di ricerca potreste trovare al primo posto le segnalazioni su Google+ di Alicia Keys, Briteny Spears o Snoop Dogg.
E qui vengono le note dolenti. Come sottolinea lucidamente su Search Engine Land Danny Sullivan (uno che su Google si è sempre espresso in modo piuttosto equilibrato) “non c’è alcun motivo per cui una ricerca del genere ci restituisca in posizioni speciali persone come Britney Spears, Alicia Keys, e Snoop Dogg solo perché sono registrati a Google+.
La questione in effetti merita qualche approfondimento serio. Nostro, certo, ma anche e soprattutto delle autorità competenti.
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- Mercoledì 11 Gennaio 2012



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