
Credits: Ninja M. @ Flickr
Il tuo smartphone, quello pseudo-fonino che tieni in tasca, è ormai diventato qualcosa di molto simile a una tecno-spia con connessione internet. Il tuo smartphone sa dove vai, con chi comunichi, i siti in cui navighi, conosce i tuoi gusti musicali e sarebbe tranquillamente in grado di stilare una tabella di marcia dettagliata per la tua routine quotidiana. Ebbene, fra poco potrebbe anche essere in grado di capire di che umore sei.
È quello che stanno provando a fare nei laboratori di ricerca del Samsung Advanced Institute of Technology, dove un gruppo di ingegneri sta testando un software che consente a uno smartphone di dedurre automaticamente, e senza di bisogno di indicazioni dirette, di che umore sia il proprietario. Come? Dalla velocità con cui l’utente digita sul touchscreen (o sul tastierino), dalla frequenza con cui vengono premuti tasti indicativi come quelli speciali (che suggeriscono facilmente entusiasmo, sconforto o comunque una certa estroversione) e il backspace (che può essere utilizzato come indice di indecisione o timore). E poi ancora le volte in cui il telefono viene agitato o scosso, il tutto unito a fattori esterni come, ad esempio, l’ora o le condizioni atmosferiche. A partire da questo collage di variabili, il software progettato dagli ingegneri Samsung sarebbe in grado di intuire l’effettivo stato d’animo dell’utente con un’accuratezza del 67,5%.
Per poter funzionare, l’algoritmo necessita una fase di training in cui l’utente viene monitorato nella sua attività su Twitter: dai suoi tweet viene estrapolato il suo stato d’animo e messo in relazione con altre variabili in modo da poter stabilire una correlazione. Un approccio che ricorda quello che i ricercatori Peter Dodd e Chris Danforth hanno utilizzato per sviluppare il loro edonimetro per la rete, un software capace di analizzare migliaia di blog per valutare lo stato d’animo medio dell’utenza (per avere un’idea del loro lavoro, può essere utile visitare questo sito.)
Tutto molto interessante, certo. Ma che applicazioni concrete può avere un simile sistema? Per quanto inquientate possa suonare, le applicazioni più probabili rientrano nel campo del marketing. Conoscere l’umore dell’utenza, quando si tratta di scoccare ad pubblicitari mirati (Facebook e Google docent), potrebbe diventare fondamentale. “Le tecnologie per il riconoscimento emotivo saranno un punto di partenza per l’elaborazione di sistemi capaci di contestualizzare l’esperienza dei futuri dispositivi e servizi elettronici” spiega Hosub Lee, ricercatore alla guida del progetto “Se conosciamo lo stato d’animo di ogni utente, possiamo fornire servizi più personalizzati.”
- Venerdì 13 Gennaio 2012
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