- Tags: 18 gennaio, blackout, sciopero, sopa, wikipedia
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Credits: Wikimedia Foundation
Alla fine è ufficiale: oggi Wikipedia è in blackout per 24 ore consecutive per protestare contro la proposta di legge SOPA. Chi mercoledì 18 gennaio si trovasse ad aver assoluto bisogno di accedere alle pagine in inglese della più grande enciclopedia della rete si prepari per tempo, perché qualunque pagina della webenciclopedia sarà sostituita da un annuncio che spiega le ragioni della protesta.
“Oggi, i Wikipediani di tutto il mondo hanno espresso la loro opposizione a questo provvedimento distruttivo” ha dichiarato il fondatore Jimmy Wales nel comunicato ufficiale “Si tratta di un’iniziativa straordinaria per la nostra comunità, e anche se ci addolora impedire al mondo l’accesso a Wikipedia anche per un solo secondo, semplicemente non possiamo ignorare il fatto che SOPA e PIPA mettono in pericolo la libertà di espressione negli Stati Uniti come all’estero, e segna un terrificante precedente per la censura di Internet a livello globale.”
L’oscuramento delle pagine inglesi rimanda al blackout volontario deciso da Wikipedia Italia lo scorso 4 ottobre, per protestare contro il DDL Intercettazioni. Quello di oggi è uno sciopero in piena regola, che porta sotto lo stesso striscione di protesta alcuni fra i blog più seguiti della rete come Reddit, WordPress, BoingBoing e KnowYourMeme. Al centro del mirino due proposte di legge che, se approvate, potrebbero seriamente minare non solo la libertà di espressione in Rete ma l’esistenza stessa (almeno così com’è oggi) di siti come Facebook e YouTube (per saperne di più, leggi il nostro precedente articolo).
L’adesione di Wikipedia era attesa, dal momento che nelle scorse settimane Jimmy Wales aveva espresso una posizione durissima contro SOPA e PIPA, ventilando la concreta possibilità che Wikipedia si unisse alle decine di blog e siti che hanno deciso di scioperare (ne trovate un esauriente elenco sul sito ufficiale SOPAstrike.com). Non era attesa invece la sortita di Twitter, che in queste ore ha espresso parole di sprezzo nei confronti degli scioperanti: “è un’idiozia pura e semplice” ha dichiarato il CEO Dick Costolo in un tweet “Chiudere un business globale in reazione a un singolo problema attinente alla politica nazionale è semplicemente folle.”
Quella di Costolo è una voce che si posiziona nettamente fuori dal coro, dal momento che i più grandi colossi del web hanno in passato preso in seria considerazione la possibilità di scioperare, e che la stessa amministrazione Obama ha espresso forti perplessità sulla proposta di legge. Tuttavia, anche tra i detrattori del SOPA non sono in pochi quelli che opterebbero per soluzioni alternative al blackout totale. CloudFare, ad esempio, ha appena rilasciato Stop Censorship, una app che barra in nero le parole più lunghe di cinque caratteri su ogni pagina del tuo sito. Per tornare a una visualizzazione normale l’utente dovrà cliccare su una delle barre nere di censura e verrà rimandato a una pagina che spiega le ragioni della protesta.
- Martedì 17 Gennaio 2012
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Commenti
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Il 17 Gennaio 2012 alle 14:41 ojoblog ha scritto:
http://www.ojoblog.it/2012/01/.....axel-s/
Il 31 Gennaio 2012 alle 19:27 SOPA prova a rientrare dalla finestra, ecco ACTA 2.0 | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] tenere gli occhi bene aperti. Sebbene molti abbiano reinfoderato le armi dopo il trionfo dello sciopero anti-SOPA, i cantieri legislativi di governi e compagnie commerciali continuano a sfornare soluzioni [...]
Il 31 Gennaio 2012 alle 19:38 - Vivi Capena ha scritto:
[...] tenere gli occhi bene aperti. Sebbene molti abbiano reinfoderato le armi dopo il trionfo dello sciopero anti-SOPA, i cantieri legislativi di governi e compagnie commerciali continuano a sfornare soluzioni [...]
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