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(Wordle)
Leggi lo speciale sulla battaglia per il copyright
Nel giro di poche ore, il Congresso statunitense ha rinviato la votazione su entrambi i provvedimenti pro-copyright noti come SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act).
Un giorno di blackout della Rete - e probabilmente anche il crackdown contro Megaupload - hanno sconvolto non poco l’agenda dei politici statunitensi.
Nel giro di 24 ore, la maggioranza dei deputati è rapidamente passata da favorevole a contraria al provvedimento. Ergo, tutto rinviato.
In realtà qualche dubbio era sorto già dal 14 gennaio, quando il Presidente Obama aveva espresso tutte le sue perplessità. In un primo momento, molti dubbi si erano concentrati sulle norme relative al blocco dei DNS, delle quali si prometteva la revisione o l’eliminazione.
Poi, mentre siti e utenti di Internet facevano sentire la propria voce critica, nel giorno della più grande protesta online della storia, in un dibattito televisivo alla CNN, tutti e quattro i candidati repubblicani alla Presidenza - Gingrich, Santorum, Paul e Romney - prendevano le distanze da SOPA e PIPA.
Colpiscono le parole di Newt Gingrich, che se da un lato ricorda di essere un conservatore e non nasconde di avere a cuore “gli interessi economici di Hollywood”, dall’altro nota come i grandi nomi della Rete quali Google, YouTube e Facebook siano preoccupati dalle nuove norme.
“Io sono a favore della libertà”, dichiara. E va oltre: “Penso che abbiamo un ufficio brevetti, una legislazione sul copyright. Se una società, in buona fede, scopre di aver subito una violazione, ha il diritto di agire in giudizio. Ma l’idea che preventivamente il Governo debba cominciare a censurare Internet per conto delle grandi società, degli interessi economici, mi sembra esattamente la cosa sbagliata da fare”.
Il caso Megaupload, paradossalmente, ne é la prova: per un’operazione colossale contro i presunti pirati non è occorsa nessuna legislazione speciale, nessuna modifica. Avvalendosi delle norme e degli strumenti esistenti, è stata eseguita un’operazione senza precedenti. Pare che peraltro i server di Kim Dotcom, di cui si vociferava la presenza a Hong Kong, fossero invece in territorio statunitense.
Nessuno sembra volersi assumere, in piena campagna elettorale, la responsabilità per un provvedimento tanto avversato dalla pubblica opinione.
E così eccoci al diario delle ultime ore: ”Alla luce degli ultimi fatti, ho deciso di rinviare il voto di martedì sul Protect I.P. Act“, è il democratico Harry Reid ad annunciare il rinvio del voto sul PIPA; solo pochi giorni fa lo stesso Reid si diceva sicuro di un voto in data 24 gennaio. Poco dopo, è il repubblicano Lamar Smith a riferire che anche il SOPA è ufficialmente in sospeso.
Tra i politici c’è chi cerca l’accordo con gli oppositori, per far passare comunque una qualche forma di legislazione più forte contro la pirateria. Lo stesso comunicato della Camera si conclude con le parole “il Comitato rinvierà l’esame della legislazione finché non ci sarà un più ampio accordo su una soluzione”. Che è un rinvio sine die, ma non vuol dire che non si potranno riproporre questi o altri provvedimenti simili a breve.
Se la battaglia continuerà di sicuro, questo round va alla Rete e ai suoi utenti.
- Sabato 21 Gennaio 2012
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Il 23 Gennaio 2012 alle 15:07 ACTA e SOPA italiano. La guerra per la libertà della Rete è appena iniziata | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] pensate che dopo la marcia indietro del Congresso USA sulla discussione di SOPA e PIPA la libertà di espressione in Rete sia fuori pericolo, rimettete [...]
Il 23 Gennaio 2012 alle 15:08 - Vivi Capena ha scritto:
[...] pensate che dopo la marcia indietro del Congresso USA sulla discussione di SOPA e PIPA la libertà di espressione in Rete sia fuori pericolo, rimettete [...]
Il 23 Gennaio 2012 alle 16:36 23 Gennaio 2012 , la protesta viaggia su internet! ha scritto:
[...] come ce lo spiega il blog di panorama , visibile a questo indirizzo Nel giro di poche ore, il Congresso statunitense ha rinviato la votazione su entrambi i [...]
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