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Credits: 1TheRevolutionIsNow @ YouTube
Pochi giorni fa vi avevo messo in guardia da ACTA, un’altra potenziale minaccia alla libera condivisione in Rete. Una minaccia potenzialmente più devastante dell’ormai sospeso SOPA, poiché concordata in segreto e travestita da accordo commerciale internazionale contro la contraffazione. Ebbene, la situazione è già entrata nel vivo dal momento che oggi, a Tokyo, l’Unione Europea e i singoli rappresentanti di 22 dei 27 paesi membri hanno sottoscritto l’accordo.
Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia, sono gli stati europei che hanno deciso di dare il via libera a un accordo che, stando all’opinione di diversi giuristi, avrebbe come effetto quello di paralizzare il web 2.0, consentire un’intrusione senza precedenti nei dati privati degli utenti da parte dei detentori di copyright e introdurre misure anti-pirateria che potrebbero portare alla chiusura di alcuni dei siti più utilizzati del Web. I paesi che invece ancora devono apporre la propria firma sono Cipro, Germania, Olanda, Slovacchia e Estonia. I rappresentanti Estoni, in particolare, hanno dichiarato di non intendere sottoscrivere l’accordo prima che il Governo possa consultarsi e prendere una decisione ragionata, ricordando che c’è tempo fino al marzo del 2013.
Nel frattempo, però, la risposta degli oppositori di ACTA non si è fatta attendere. Dopo gli attacchi hacker ai siti governativi polacchi dei giorni scorsi, oggi è stata la volta del sito del Parlamento Europeo che, nel momento in cui questo articolo viene scritto, è irraggiungibile da alcune ore. Si è subito pensato a un attacco del collettivo Anonymous, che in queste settimane si è dimostrato capace di rappresaglie fulminee e trasversali, ma dagli hacktivisti in maschera non sono ancora arrivate conferme al riguardo.
In queste ore, il battage mediatico su ACTA sta raggiungendo proporzioni simili a quello che ha circondato SOPA, ma in questo caso il fronte degli oppositori non sembra essere così trasversale. Da un lato ci sono i singoli paesi membri (che nella stragrande maggioranza dei casi hanno posto la loro firma senza consultare i rispettivi parlamenti) e la Commissione Europea, che non esitano a difendere la necessità e l’assoluta legittimità di ACTA.
“ACTA non riduce la libertà di Internet” si legge in un comunicato della Commissione Europea “Non censurerà o chiuderà alcun sito Web. ACTA non ha a che fare con il modo con cui usiamo Internet nella nostra vita quotidiana, si potrà continuare a utilizzare Facebook e Twitter come prima, nessun cambiamento. ACTA non è il Grande Fratello.” Nel comunicato poi si spiega che ACTA è importante per contrastare una perdita di 8 miliardi di euro all’anno imputabile proprio ai beni contraffatti (categoria in cui, secondo ACTA, può rientrare di tutto, dai farmaci generici a uno spezzone di Friends).
Ma il fronte del no si allarga ogni minuto di più. Oggetto delle controversie più infuocate è l’ormai famigerato articolo 23, nel quale si parla di sanzioni penali per quegli ISP si trovino a “favorire” (questo il vago termine utilizzato) la fruizione di materiale illecito. In sostanza, sostengono gli oppositori di ACTA, se in un sito compare un link che rimanda a un sito pirata (cosa che può succedere su Facebook come su qualunque blog), con ACTA i titolari dei diritti violati da quel sito pirata possono chiedere e ottenere i dati dell’utente che ha pubblicato il link senza dover passare attraverso alcun filtro giudiziario.
Non a caso, oltre alle associazioni come La Quadrature Du Net, tra i più feroci oppositori di ACTA figurano proprio degli esperti giuristi. Non ultimo l’avvocato Fulvio Sarzana, il cui blog è seguitissimo in questi giorni, che non manca di sottolineare altri pericoli connessi ad ACTA.
“Acta consentirà di ottenere da un Università Africana che sta studiando un vaccino il nominativo dei ricercatori che stanno lavorando alla creazione di un farmaco generico e di poterli quindi sottoporre a procedimento per violazione di brevetto.” dice Sarzana “In sostanza principio base di Acta è che gli intermediari non possano proteggere i nominativi di chi compie, a loro dire un’attività illecita, trasformando gli stessi intermediari in fonti di informazione privilegiata per perseguire eventuali violazioni.”
Dopo le firme di oggi, il prossimo match si terrà presso il Parlamento Europeo, dove a giugno l’accordo verrà sottoposto al vaglio dei rappresentanti eletti dai cittadini dei singoli paesi. Perciò, se avete qualcosa da dire ai vostri rappresentanti è il momento di farlo. Qui potete trovare i contatti (il numero di cellulare ad esempio) di tutti i parlamentari europei, italiani compresi.
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- Giovedì 26 Gennaio 2012
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