Celiachia: la chiave per curarla è nel glutine

Grano (Credit: iStockphoto)

Grano (Credit: iStockphoto)

La cura per la celiachia? Va cercata nel glutine che ne è la causa scatenante. A sostenerlo in uno studio appena pubblicato sul Journal of Cereal Science è un team di ricercatori italiani che hanno scoperto una molecola formata da 10 aminoacidi all’interno della gliadina, che potrebbe combatterne gli effetti tossici.

Il glutine è una miscela proeteica contenuta nel grano e in altri cereali ed è la sostanza responsabile dell’infiammazione intestinale nei soggeti celiaci. La gliadina è la principale proteina del glutine, sia in termini quantitativi, sia perché pare sia quella maggiormente responsabile della tossicità del glutine nei celiaci. A tutt’ora le persone con intolleranza permanente al glutine non possono mangiare i cereali che lo contengono (grano, orzo e segale), né purtroppo una buona percentuale di prodotti sugli scaffali che hanno il glutine tra gli ingredienti, spesso nascosti. Ma la scoperta del peptide pRPQ potrebbe col tempo consentire ai celiaci il ritorno a una dieta normale.

Panorama.it ha parlato con uno degli autori dello studio, Marco Silano, Direttore del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare dell’Istituto superiore di Sanità.

Che cosa avete scoperto?

Abbiamo identificato un decapeptide, una sequenza proteica di 10 aminoacidi, in grado di contrastare l’azione tossica della gliadina in alcuni modelli in vitro di malattia celiaca. In realtà sono già stati descritti in letteratura dei peptidi che possono fare lo stesso in vitro. L’innovazione è che questo, il pRPQ, è naturalmente presente in alcuni cereali che i soggetti celiaci non possono mangiare. Ma in quantità insufficiente per contrastare i peptidi tossici, per cui i cereali nel loro insieme sono ancora proibiti.

Come avete capito l’effetto positivo di questa molecola?

Questo peptide somministrato in vitro protegge e previene la tossicità della gliadina. Lo abbiamo provato su alcune linee cellulari e soprattutto su frammenti di mucosa intestinale di soggetti celiaci, il golden standard per studiare la malattia. I frammenti di mucosa, esposti alla gliadina, si comportano come l’intestino di un celiaco e si assiste a un aumento dei linfociti, segno della risposta immunitaria. Se oltre alla gliadina la mucosa viene in contatto con il peptide pRPQ, si riduce la proliferazione di linfociti indotta dal glutine.

Ma quanto ne serve perché sia efficace?

In vitro abbiamo identificato una quantità che offre un rapporto efficace di protezione. La prossima sfida sarà trovare un modo di somministrare il pRPQ in quantità tali che arrivino all’intestino in numero sufficente a contrastare i peptidi tossici della gliadina.

Come, con un medicinale?

Farne un medicinale sarebbe un peccato. Questo è un peptide a cui le persone già sono esposte e sarebbe riduttivo farne un farmaco, perché si tratta di un alimento. Potrebbe essere somministrato come integratore alimentare o messo nella giusta dose direttamente all’interno della farina, per fare pane e pasta e altri prodotti da forno. O addirittura si potrebbe trovare un grano che naturalmente ne esprima una quantità adeguata, ma è difficile perché i peptidi tossici sono molto numerosi e non si conoscono ancora tutte le sequenze tossiche della gliadina.

Questi alimenti “potenziati” sarebbero pur sempre destinati solo ai soggetti celiaci?

In realtà potremmo ipotizzare l’uso di pane e pasta fatti con farina che contenga questo peptide protettivo in dose adeguata anche per la prevenzione. Penso ai soggetti ad alto rischio (come i familiari dei malati) ma anche alla popolazione generale. I cereali che contengono il peptide per loro caratteristiche sono utilizzabili per la panificazione, per produrre pasta e per i prodotti da forno. Alcune di queste varietà di grano e segale sono già state utilizzate in passato per questi scopi. Hanno la stessa tenuta alla cottura, lo stesso sapore, la stessa fragranza del grano che si usa normalmente.

Tutto questo però è ancora molto lontano. Quale sarà la prima vera ricaduta pratica della vostra scoperta?

La valutazione dell’effetto del peptide ci permette di capire meglio come la gliadina fa male ai celiaci: ancora non lo sappiamo nei dettagli. Sapere quali vie infiammatorie il pRPQ è in grado di bloccare ci fa conoscere più a fondo la malattia.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 27 Gennaio 2012 alle 14:02 Celiachia: la chiave per curarla è nel glutine – Panorama : Celiachia News ha scritto:

[...] Posted by CeliachiaNews on gennaio 27, 2012 · Leave a Comment  [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Applicazioni Mondadori
  • R101