Apprendimento: funziona meglio se si fanno più domande

(LaPresse)

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Chiunque sia interessato al processo dell’apprendimento, dagli insegnanti ai genitori, potrebbe beneficiare delle conclusioni di uno studio su Procedia Social and behavioral Science. I più alti livelli di apprendimento e di riflessione sugli argomenti trattati si raggiungono quando l’insegnamento è basato più sulle domande degli studenti che sulle loro risposte o sulle domande degli insegnanti stessi.
A quanto sembra, nei Paesi industrializzati l’apprendimento è basato su criteri opposti. Un fatto ben documentato da ricerche precedenti che costituiscono il punto di partenza dello studio. Gli insegnanti spendono fino al 50 per cento del tempo in classe nel porre domande agli studenti e queste possono raggiungere un numero che va dalle 300 alle 400 al giorno. Per l’esattezza circa 69 domande all’ora. Per contro, gli studenti tengono la misera media di una domanda alla settimana.

Un altro punto fondamentale di cui si era a conoscenza è che la maggior parte di queste domande riguardano procedure e sono limitate a singoli fatti. I ricercatori le definiscono «low-level questions» perché sono domande che non fanno altro che stimolare la memoria anziché l’immaginazione e la riflessione.

In base ai dati raccolti nello studio, esaminando 60 insegnanti di scuola primaria e secondaria di differenti discipline, questi non sono consapevoli dell’importanza delle domande poste dagli studenti; dell’alto numero delle domande che loro stessi, e non gli studenti, pongono; e della qualità low level di queste stesse domande.

Secondo Patricia Albergaria Almeida, dell’università di Aveiro, occorre elaborare strategie volte a costruire questa consapevolezza: “Le domande degli studenti giocano un ruolo importante sia per rendere più efficiente il livello di apprendimento sia per aumentare la motivazione”. Tra l’altro la qualità delle risposte è fortemente dipendente dal livello delle domande poste, per l’esattezza da una minore presenza di low level questions.

In termini di valutazione, poi, sarebbero le domande più delle risposte a rivelare la qualità della riflessione degli studenti e la comprensione concettuale. Dunque, lezioni focalizzate sulle domande degli studenti aiuterebbero non solo questi ultimi ma anche gli insegnanti stessi, i quali «valuterebbero» durante il processo stesso di insegnamento.

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