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Neil Young (67 anni) in concerto (Scanpix / LaPresse)
di Angelo Piemontese
Non è mai troppo tardi per imparare a suonare. Anzi, esercitarsi con uno strumento in età adulta, anche per chi non ha mai strimpellato nulla, rallenta la perdita di memoria. Lo sostiene uno studio della Northwestern University che dimostra per la prima volta un legame biologico diretto tra l’esercizio musicale e i processi di invecchiamento cerebrale.
I ricercatori hanno misurato, su un gruppo composto sia da giovani e anziani musicisti sia da analfabeti musicali, la risposta dei neuroni all’ascolto di un video parlato in ambiente rumoroso. Le migliori performance cognitive le hanno mostrate i musicisti anziani, in particolare in chi aveva iniziato a suonare prima dei nove anni e ha poi continuato per tutta la vita. Nina Kraus, autrice della ricerca, suggerisce che «esercitarsi con la musica, anche in età avanzata, migliora le capacità la memoria e i tempi di reazione all’ascolto del parlato, e quindi l’abilità a sostenere discorsi complessi».
Secondo i ricercatori dell’Auditory Neuroscience Laboratory, imparare a suonare da adulti attenua anche le difficoltà uditive nel percepire suoni e parole, due tra i più fastidiosi disagi legati alla senilità. «Sono risultati attendibili e credibili» conferma Carlo Caltagirone, direttore scientifico della Fondazione Santa Lucia IRCCS. «Anche se limitati all’ambito dell’udito, confermano che l’ingegno cognitivo è un potente antidoto contro il decadimento della memoria». È stato provato infatti che la demenza si manifesta con maggiore frequenza nelle persone con un livello socio-culturale basso. «Chi non coltiva un hobby o trascura la propria formazione mentale in età avanzata» conclude Caltagirone «mette a rischio il proprio cervello».
- Mercoledì 1 Febbraio 2012
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