
Un'immagine di The Elder Scrolls V: Skyrim - Credits: Bethesda Softworks
Sorpresa: nei videogame c’è anche chi si diverte a seguire la via della non violenza. In apparenza un controsenso, visto che il 99% dei giochi di ruolo e d’azione prevede un amorale bagno di sangue, e d’altra parte è così che ci piacciono. Ma talvolta spuntano figli dei fiori ed emuli di Gandhi.
Avevamo già raccontato la storia di quel giocatore di World of Warcraft che in cinque mesi di maniacale applicazione è riuscito a raggiungere il massimo livello senza ammazzare nemmeno una mosca. Più recente il caso di Daniel Mullins, un diciannovenne che ha attraversato le terre di Skyrim nei panni di Felix the Peaceful Monk, alter ego che non uccide niente e nessuno ricorrendo piuttosto alla magia per ammansire i lupi e placare i nemici; la sua benevolenza è tale che non torce un mignolo nemmeno a scheletri e non morti. Curioso che la precedente incarnazione di Felix fosse quella di un piromane cannibale.
Proprio in questi giorni il Wall Street Journal ha indagato la via al pacifismo nei videogame portando altri esempi interessanti, come quello di un sedicenne americano che ha un approccio tutto suo a Uncharted 3 e Battlefield 3 – due titoli dove mai ci si aspetterebbe di vedere qualcuno che predica peace & love.
Ma perché ci sono giocatori che decidono di appendere la spada, o l’Uzi, al chiodo? Difficile pensare (ma l’ipotesi non è nemmeno da escludere, in certi casi) che la molla sia di tipo morale. Più probabile che si divertano a testare le possibilità di libera interpretazione concesse dai giochi “aperti” come gli RPG alla Skyrim – quelli cioè che lasciano ampio spazio alla libertà di azione – evitando per una volta di cedere alla violenza di routine.
Come osserva Stephen Totilo di Kotaku, molti usano i videogame come laboratori per sperimentazioni sulla vita: si possono mettere in pratica comportamenti estremi, nel male e nel bene, e vedere cosa succede. Ed ecco allora che alcuni scelgono il pacifismo addirittura per rendere il gioco più difficile, affrontandolo secondo logiche non previste da chi lo ha creato e che anzi, in teoria, sarebbero “perdenti”.
- Mercoledì 1 Febbraio 2012
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